Bello, davvero

A Carpi si può dire Comunista?

Una maglietta nera che lascia scoperte braccia asciutte e mani venose, una catenina al collo e i capelli lunghi che coprono gli occhi. Motta live, fa sul serio. Una scenografica minimale per un piccolo palco, quello del Kalinka di Carpi, che ci ha lasciati a bocca aperta. La voce che contraddistingue il cantautore livornese non è sola, anzi, la band che lo ha accompagnato durante tutto il lungo tour è ormai una vera e propria famiglia composta da Cesare Petulicchio, già batterista dei Bud Spencer Blues Explosion, Giorgio Maria Condemi e Federico Camici a chitarra e basso e Leonardo Milani alle tastiere.

Un live che in una mezz’ora era destinato ad esaurirsi, visto che di album da presentarci, ne ha uno solo, che però è diventata una lunga serata in cui anche l’espressione seria di Motta si è trasformata in sorriso e anche le nostre facce corrucciate da venerdì sera hanno fatto lo stesso.

Il ritmo di Roma Stasera non mente, non sarà un concertino in cui ascolteremo un album, ma sarà veramente la fine dei vent’anni che arriva come un treno. Prima o poi ci passerà è così, arriva, incalzante, ci insegue e noi siamo come Condemi che subisce un agguato da Motta: lo assale, gli sale sulla schiena e lui continua a suonare.

Delle sue radici Francesco ricorda, con Fango, quando, giovanissimo, esordiva nei Criminal Jockers e passava proprio da qui.

Quando è stato il momento di Sei Bella Davvero, mi sono resa conto di quanto sia lontana da ciò che è Motta oggi e, ancora di più, da quello che era ieri. Mi spiego. Ascoltando il disco in auto, sotto la doccia, mentre cucino, mentre scrivo, non mi sono mai resa conto di questo, poiché non ho mai davvero prestato attenzione. È lui stesso a farci notare che quel pezzo non è come gli altri, ma, dietro consiglio del suo produttore Riccardo Sinigallia, Sei Bella Davvero, ora è parte de La Fine Dei Vent’Anni. «Capisco che questo pezzo non ti piaccia» gli disse Sinigallia «ma se non lo metti nel disco, fai una cazzata». Motta ha seguito il suo consiglio e adesso piace anche a lui, tanto.

In apertura una timida Her Skin (assolutamente da tenere d’occhio) che con una chitarra e la sua voce fioca canta canzoni tristi, sempre più tristi, eppure eccola lì, la giovinezza. La paura di diventare grandi, di sentirsi soli, i timori di un futuro incerto e subito dopo la consapevolezza della fine dei vent’anni. Esagero? Capitemi, tra qualche mese compirò trent’anni.

Giulia Giordano

Foto credits:  Roberta Cristofori

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