L’arte come mezzo di conoscenza

Marco Ambrosecchia e l’Espansionismo

Prendete gli smalti delle ceramiche di Luigi Ontani, aggiungete qualcosa di simile alla materia lavica, unitele ai più reconditi segreti  rivelati dell’universo su tela, ed ecco che avrete qualcosa di molto vicino all’arte di Marco Ambrosecchia, le cui opere però non si limitano a riprodurre corpi scomposti e riformati o scarpe orientai dalla punta arrotolata come il suo altrettanto venerato collega, seppur simili per stravaganza e scelte cromatiche o perfino per la satinata foto da copertina anni 80’ visibile al sito www.espansionismo.com.  Ambrosecchia usa la magica carta dell’Asso piglia tutto spiegando che è possibile accedere, o meglio doveroso,  a tutta la conoscenza esistente, e in là da venire, nella storia dell’umanità e dell’universo. Come? Tramite L’Espansionismo.   Dal 22 Febbraio al 19 Marzo, presso la sala del Giubileo del complesso del Vittoriano a Roma, sarà possibile ammirare da vicino trentacinque creazioni dell’artista ed immergersi, o almeno tentare, nella sua personalissima visione.  È innanzitutto importante ricordare che Ambrosecchia è sia fondatore del manifesto “espansionista”, sia l’artista che ne concretizza e sviscera i principi e le teorie, sviluppatesi al conseguimento della laurea in scienze della Formazione dell’Università degli studi di Palermo presso il Corso di Psicologia.

Come si legge nel libro del Manifesto del movimento dal titolo Espansionismo, Verso il Diffusionismo Cosmico e Pluridimensionale dell’Umanità attraverso l’Arte e la rivelazione dello sfavillante istante della musica (conservato presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma), -l’arte è una sorta di meccanismo organismo che serve a far crescere l’intelligenza dell’Uomo, il quale aumenta così la propria possibilità di conoscere e la propria effettiva conoscenza ed è, quindi, proprio questo a determinare l’approdo alla generazione di quell’Uomo in cui la bioelettronica consisterà nella fusione tra sangue e artificialità e tenderà al suo superamento verso l’immersione di se stessa nella più pura artificialità”.- 

Il concetto di post-umano non è certo estraneo al mondo dell’arte, (basti ricordare Stelarc , l’uomo dal terzo orecchio impiantato nel braccio, colui che unisce al suo corpo componenti elettronici o robotizzati), ma forse ciò che davvero interessa l’artista è qualcosa di più essenziale che riguarda una natura primordiale ed antica come le stelle, un’idea che forse è stata traslata nelle texture ruvide e porose, materiche, qualcosa che si può riallacciare all’universo per andare e tornare verso l’essere umano e viceversa.  L’arte come conoscenza dell’interno e dell’esterno, dell’anima e del  “tutto”  che ci circonda, l’arte come esperienza del fare e del conoscere facendo. Ma rimane l’interrogativo su come questo possa inevitabilmente portare alla sublimazione del corpo umano.

Certamente indiscusso il successo internazionale dell’artista che vanta esposizioni in tutto il mondo: il 6 Ottobre 2011 Marco Ambrosecchia e l’Espansionismo sono stati presentati a New York-Manhattan, al cospetto del jet set newyorchese, dal celeberrimo Mike Paul, uno dei più affermati PR d’America, lavorando abitualmente fra gli altri, per Aretha Franklin, The state of University of New York, Goldman Sachs, Mercedes Benz  e Timberland,  nonché per tante altre prestigiosissime personalità e realtà. L’evento è stato seguito con interesse anche da un nostro connazionale : Maurizio Cattelan. Numerose anche le mostre sul territorio italiano.

Per chi volesse approfondire e conoscere più da vicino Marco Ambrosecchia e il suo espansionismo è possibile  avere maggiori informazioni direttamente al sito personale dell’artista:   http://www.espansionismo.com/.

Giada Urbani