Poesia visuale e sperimentalismo by John M. Bennett

Experimental Visual Poetry  è il titolo della mostra dedicata all’artista americano John M. Bennett. Un viaggio tra poesia, performance, suono e scrittura presentato attraverso opere sperimentali di grande impatto 

John M, Bennett (Chicago 1942) è un artista contemporaneo attivo dagli anni 70. Lo conosciamo per le sue opere di poesia visuale, filone artistico nato proprio negli anni in cui l’artista ha cominciato a presentare i suoi lavori alla critica. La chiave interpretativa delle opere dei “poeti visuali” è la ricerca di un linguaggio nuovo, in grado di liberare l’espressione dell’animo umano troppo spesso imprigionato nella logica delle parole. John M. Bennett in questo è un maestro. Attraverso i suoi lavori ci trasporta, in modo quasi impercettibile, in un mondo fatto di sperimentazioni sonore e visive in grado di trasformare il nostro senso della realtà. Anche i più scettici visitando questa mostra dovranno ricredersi perché Bennett è davvero straordinario nell’incantarci. L’asemic writing ovvero la scrittura asemantica, è il luogo privilegiato dall’artista: uno spazio occasionale in cui tanti elementi apparentemente in attrito convergono in un flusso visivo dato per oggettivo ma che in realtà non lo è. Il linguaggio di John M. Bennett è libero da qualsiasi costrizione prefissata, le parole che compaiono nelle sue opere sono spesso inventate e accostate tra loro senza senso logico. In questo certo non è il solo: come lui, e prima di lui, i dadaisti hanno infatti giocato con le parole rifiutando ragione e logica a privilegio di un’anti-arte che ha tentato di combattere l’arte con l’arte stessa. Ma John M. Bennett, da bravo seguace, utilizza le parole in modo ancora più incisivo, lasciando che il gioco dadaista si trasformi in una riflessione molto più profonda. Potremmo definirlo un dadaista evoluto. I tempi sono cambiati e la tecnologia non rimane indifferente al mondo dell’arte. John M. Bennett, d’altro canto, la sfrutta per realizzare dei video in cui parole sconnesse vengono pronunciate in modo incisivo lasciando degli interrogativi.

In questa mostra ospitata presso lo spazio Ophen Virtual Art Gallery di Salerno sono esposti 71 lavori realizzati negli ultimi anni. La cosa straordinaria è che non abbiamo bisogno di andare personalmente in galleria per osservarli perché Giovanni Bonamo, curatore e direttore dello spazio, ci offre la possibilità di farlo anche da remoto semplicemente collegandosi al link che segue  http://www.collezionebongianiartmuseum.it/virtualGallery/?art=12 . Un’occasione unica per conoscere questo straordinario artista ma soprattutto per  imparare a guardare l’arte in modo diverso. La sperimentazione nella sperimentazione rende questa esposizione di altissimo livello. Attraverso le sale virtuali visitiamo la galleria e le opere di Bennett e le possiamo osservare da vicino senza paura di oltrepassare la linea dell’intoccabilità come purtroppo accade spesso nei musei.

Per maggiori informazioni http://www.collezionebongianiartmuseum.it

Flavia Annechini