Una donna violata nel corpo ma mai nello spirito

Artemisia Gentileschi e il suo tempo a Roma fino al 17 Maggio 2017

Se casualmente nell’animo custodite anche solo un minuscolo dubbio di quanto le donne possano essere straordinariamente coraggiose e capaci, o se magari volete solo averne un’ulteriore prova, allora dovete assolutamente andare a vedere la mostra di Artemisia Gentileschi e il suo tempo, in esposizione nel maestoso scenario di Palazzo Braschi a Roma fino al 17 Maggio 2017.

Sconosciuta per lo più al grande pubblico sino alla seconda metà del novecento, l’artista é stata rivalutata sopratutto grazie al fervore femminista degli anni ottanta che scorgeva inevitabilmente nella sua travagliata storia, un importante esempio di rivalsa della figura femminile, facendo però passare in secondo piano l’inestimabile valore artistico delle sue opere pittoriche. La mostra romana Artemisia Gentileschi e il suo tempo é stata ideata proprio con lo scopo di ridare dignità non solo ad un’incredibile donna, ma soprattutto ad una straordinaria pittrice.

Ora, se dovessimo scegliere un unico aggettivo per descrivere «La Pittora» Artemisia Gentileschi, questo sarebbe senza ombra di dubbio passionale. Una passione che permeò la sua vita artistica, amorosa e sociale, un traboccante mix che fa di questa incredibile “Signora” d’un tempo la perfetta eroina dei nostri giorni. Nata nel 1553 nella Roma del pieno fermento antiriformista in cui essere donna implicava il costante controllo da parte di un padre, di un marito o di un fratello seppur di età minore, Artemisia affrontò senza paura pregiudizi, ingiustizie ed etichette sociali, venendo ammessa nel 1666 come prima donna della storia all’Accademia del disegno, intraprendendo viaggi internazionali ed entrando in contatto con personaggi de calibro di Caravaggio, Galileo Galilei e Michelangelo il giovane. La sua tragica, quanto affascinante storia, articolata principalmente tra Roma Firenze e Napoli, ci é stata fortuitamente consegnata intatta grazie ad una fitta corrispondenza epistolare (l’ultimo ritrovamento risale al 2011), e ai documenti del tribunale di Roma che nel 1612 la vide protagonista di una torbida vicenda per un episodio di stupro. Durante il processo Artemisia dovette subire umiliazioni e torture, passando da accusatrice ad accusata, senza mai perdere la fame di verità. Il processo si concluse con un breve esilio di Agostino Tassi (l’uomo che le usò violenza) dalla città di Roma, ed Artemisia fu costretta a contrarre un matrimonio riparatore con Pierantonio Stiattesi, pittore di modesta bravura, per fuggire a Firenze, diventando da quel momento in poi padrona del suo futuro. Come un’eroina di una tragedia greca Artemisia ebbe un protagonismo che le derivò soprattutto dal coraggio, ma anche dal suo ingegno e dal suo talento che fortunatamente oggi é tornato a far parlare di sé.

Passeggiando per le stanze di Palazzo Braschi, ci si accorge immediatamente di quale forza, se non addirittura violenza, sia carica la sua arte e la sua pittura, ed ascoltando i video didattici posti ad inizio e fine percorso, che rendono questa mostra accessibile non solo ad un pubblico di esperti, é facile provare un profondo senso di vicinanza e solidarietà mista ad ammirazione. Pennellate curate nei dettagli e talvolta sbrigative e scenografiche, di grande resa, ci restituiscono immagini cruente e incredibilmente veritiere, come si può ammirare nel David con la testa di Golia realizzato nel 1625/26: nella fronte del gigante é impossibile non notare tre colpi di un incredibile rosso caravaggesco che con ogni probabilità sono stati gli ultimi a godere dell’attenzione dell’artista.

Circa 100 in totale le opere in esposizione, con capolavori di Artemisia come la Giuditta che taglia la testa a Oloferne del Museo di Capodimonte , Ester e Assuero del Metropolitan Museum di New York, l’Autoritratto come suonatrice di liuto del Wadsworth Atheneum di Hartford Connecticut, affiancati da opere che ne contestualizzano il percorso, di artisti come Cristofano Allori, Simon Vouet, lo stesso Orazio Gentileschi, Giovanni Baglione, Jusepe de Ribera, Francesco Guarino, Massimo Stanzione.

Libri consigliati:

La passione di Artemisia di Susa Vreland per una versione più romanzata ed avvincente.

Le lettere di Artemisia di F. Solinas per chi volesse conoscere di persona l’artista leggendo tra i suoi pensieri.

Giada Urbani