Altaroma, il futuro riscopre la tradizione sartoriale

Tra novità, conferme e talenti emergenti anche quest’anno l’Ex Dogana e il suo allestimento circense ospitano Altaroma. I punti chiave per la moda del futuro sono sartorialità e valorizzazione del territorio. Tra defilè “divini” e catwolk dal respiro internazionale ecco cosa c’è da sapere.

Nell’immaginario collettivo la moda è un gioco, ma un gioco serissimo, un settore che genera introiti per miliardi di euro l’anno e che tra alti e bassi deve fare i conti con una contraffazione spregiudicata portando alto il buon nome del Made In Italy e tutto quello che ne concerne. Tradizione, sartorialità e qualità senza tralasciare un fattore di non poca importanza, quello del gusto! Proprio partendo dalla questione della tradizione sartoriale la dodicesima edizione di Altaroma ci catapulta tra curiose novità che ci parlano di riscoperta, come i luoghi del tour “Tale(nt) of Rome”. Una selezione di luoghi aperti e allestiti per l’occasione dandoci così la possibilità di legare un’esperienza totale tra sfilate, moda e città. Un qualcosa che va oltre la mera confezione di moda, si tratta in qualche modo di un ritorno alle origini, di dare importanza ad una città, culla di maison d’altamoda che non è mai riuscita a competere davvero con le altre capitali del fashion system, ma che ora si trova ad affrontare una nuova stagione. Le potenzialità ci sono e a quanto pare anche l’interesse delle amministrazioni.

Andiamo al dunque: Tra novità, conferme e talenti emergenti anche quest’anno l’Ex Dogana allo Scalo San Lorenzo è la protagonista. L’edifico dal sapore industriale nato sotto la guida dell’architetto Angiolo Mazzoli nel 1925 oggi si annovera un posto nella Carta della Qualità del Ministero dei Beni Culturali e ci accoglie in una simpatica versione circense. Una menzione particolare se la merita Fendi che con la sua sfilata dentro la Fontana di Trevi, oltre ad esplicare il vero concetto biblico, se non divino, di cosa voglia realmente significare camminare sulle acque, fa anche da apripista agli eventi in calendario Altaroma. Un’edizione all’insegna di giovani brand. Poche maison, che comunque non ci fanno sentire la nostalgia. L’occhio è puntato sui giovani designer e sull’internazionalizzazione con la sfilata collettiva di “Portugal Fashion” di Daniela Barros, Pé de Chumbo e Susana Bettencourt. Da “Who Is On Next?”, il progetto di talent scouting, in collaborazione con Vogue Italia, per l’edizione moda donna a vincere il primo premio è Brognano assieme ai suoi abiti composti da colorate sovrapposizioni. Al suo fianco e sugli altri gradini del podio ci sono: Miahatami che porta molto di sé e della sua cultura persiana e Pugnetti Parma che con i suoi accessori fatti di pellami pregiati, lavorati a mano, forti di un savoir faire totalmente italiano ha convinto la giuria composta tra gli altri da: Beppe Angiolini, Carlo Capasa, Simonetta Gianfelici, Silvia Venturini Fendi, Laura Lusuardi e Stella Jean.

Se qualche giromanica, insieme ad alcuni tessuti pesantissimi ai limiti delle stoffe d’arredamento e qualche stampa un po’ troppo fiabesca ci perplimono, per non parlare invece della monotonia di alcuni catwalk, molte altre passerelle fanno incetta di applausi. Per esempio Greta Boldini ci conquista con “Nativa” trasportandoci in un onirico viaggio in Galles, come l’opera di Dylan Thomas. Un viaggio alla scoperta delle origini che trae l’ispirazione stilistica dai simbolismi dalla cultura nativa americana con capi leggeri e strutturati allo stesso tempo. Dalle sottovesti, alle linee over dei capispalla passando per i top, tutto si arricchisce di modernismo con applicazioni in vetro, effetti 3D e geometrismo che a loro volta si affiancano ad un’accurata ricerca sui tessuti composti da pizzi macramè, satin, jacquard e il vero pezzo forte, le piume marabout. La palette rende il tutto ancora più suggestivo grazie a colori che traggono forza della terra. Anche Arnoldo][Bottois ci regala momenti felici grazie anche all’accattivante opera di styling. Capi moderni che incontrano il gusto contemporaneo, appariscenti e ben elaborati. Ecco allora sfilare nella sala 3 dell’Ex Dogana modelle con borse piumate portate sottosopra, tagli geometrici, lunghezze midi, stampe quasi orientaleggianti e dettagli a kimono, un mood decisamente giovanile giocato sulla contrapposizione cromatica del caldo e freddo.

Tornando al discorso principale, quello della sartorialità e più in generale del Made In Italy, Altaroma insieme a Fendi e all’Accademia di Sartoria Maria Antonietta Massoli, la scuola che si impegna nel formare gli artigiani di domani, tramandando loro cultura, passione e arte sartoriale, mette in moto la macchina per valorizzare il territorio laziale aprendo le porte di un piccolo gioiello di Roma dando così l’opportunità a nove allievi dell’Accademia di reinterpretare altrettanti abiti iconici che fanno parte della collezione permanente del Museo Boncompagni Ludovisi. Tramite il progetto “Artigiani del futuro: Tecniche di Couture” le creazioni di Balestra, Valentino, Sarli, Fernanda Gattinoni, Visconti, Zecca, Capucci, De Luca e Raniero Gattinoni si riflettono negli omaggi di Valentina Rania, Agata De Palo, Leslie Chiliquinga, Elena Cornaci, Adriana Rasi, Angelica Aquila, Susanna Piergentili, Chiara Marzoccheeti e Andrea Piana.

Ancora una volta è un’altra accademia a rapire l’attenzione. È la volta della Koefia altra progenitrice di talenti che delinea il percorso dei suoi giovani stilisti mostrando loro una strada fatta anche qui del tema ricorrente della tradizione sartoriale. I trentanove abiti haute couture chiudono la kermesse capitolina con il final work “Der Wanderer” nato dalle fotografie del visionario Tim Hillier. Abiti pensati per un uomo “viandante” che potrebbero tranquillamente far parte di collezioni dei marchi del lusso come per esempio il coat di Cristina Berbec ispirato ad una principessa marocchina e ad un sogno alla “mille e una notte”, cucito interamente a mano con oltre duecento ore di lavoro. Ci racconta delle sue notti insonni passate ad assemblare una per una le stoffe che creano il suo mosaico rifinito con pelle dorata. Tutti capi che ci parlano di ricercatezza e tendenza, come la pelliccia intarsiata proposta per il menswear da Giada Wang o i ricami alla “Star Wars” di Clarissa Dalessandri. L’evento ha dato tra l’altro la possibilità a tre studenti di mettere in produzione e distribuire dieci outfit realizzati ad hoc per Sandro Ferrone premiando così in passerella Simone Raponi, Chiara Santori e Lika Patiashvili.

Alessandro Iacolucci