Cristobal Balenciaga, l’asceta della moda

120 pezzi che delineano il Picasso della Haute Couture.

Balenciaga: Shaping Fashion retrospettiva che il Victoria & Albert Museum di Londra ha dedicato allo stilista dal 27 Maggio 2017 al 18 Febbraio 2018 (tutti i giorni dalle 10:30 alle 17:45, ven. fino alle 22:00. Prezzo £12) sponsorizzata da American Express.

“Un couturier deve essere un architetto per il design, uno scultore per la forma, un pittore per il colore, un musicista per l’armonia e un filosofo per la temperanza”, diceva lo spagnolo Balenciaga nato nel 1895 a Guetaria nei Paesi Baschi e scomparso nel 1972 a Valencia. Era figlio di un pescatore destinato al mare, ma con un talento inaudito per l’Alta Moda che lo rese un titano nella sua professione e un’icona per l’epoca.

In mostra 100 abiti, 20 cappelli, numerosi sketches, fotografie, disegni preparatori e campioni di tessuti; una perfetta sintesi della sua genialità nella sartoria e un’eleganza che durerà per sempre perché immacolata, perfetta e astratta. La leggenda narra però che la fortuna di Cristobal sia stata assistita dalla prestigiosa Marchesa di Casa Torres. Quest’ultima folgorata dalla bravura del ragazzo decise di finanziarlo, facendo aprire il primo atelier a San Sebastian, Madrid e Barcellona per poi approdare nel 1937 a Parigi. Nella Ville Lumière il couturier sprigionò la sua totale creatività conquistando un pubblico di spicco come: la Marchesa Lanzol, la Duchessa di Windsor, la messicana milionaria Yoel Guinness, la regina Fabiola del Belgio e molta clientela americana.

Nel 1947 venne lanciato il primo prufumo “Le Dix”, nel 1950 la label fu sulla copertina di Vogue e raggiunse il periodo di maggior fioritura durato per lo più un decennio (anni 50 – 60). E allora perché lo stilista è considerato un mistico rivoluzionario?

Balenciaga crea abiti che si staccano dal corpo per inventare nuovi volumi e scolpire la silhouette tra geometrie antitradizionali e forme pure. A emergere è soprattutto l’ecletticismo di Cristobal che amava seguire tutto il processo creativo lavorando giorno e notte: dal disegno al taglio, dalla cucitura a mano alle finiture e agli accessori. A tal proposito ricordiamo fra i suoi capi simbolo “The Evelope Dress” il tubino con quattro angoli fermati sullo scollo, spalle ampie e a palloncino. Il famoso “Abito a sacco” costituito da una semplice tunica in crêpe nero senza vita con otto bottoni e “le Chou Noir” una cappa in gazar di seta con un enorme rouche sul volto che poteva essere indossata sulle spalle o come cappuccio. E ancora le gonne a palloncino, i cappotti a Kimono, i colli ad effetto cigno, i babydoll dress, le culottes ma soprattutto l’ossessione del reinventare le maniche: a reglan, a sbuffo e a pipistrello. Balenciaga è pioniere dell’esplorazione del volume, della qualità sculturale e della ricerca dei nuovi tessuti. Egli, infatti, sperimentò nuovi materiali come il gazar e il cracknyl. Tuttavia con l’approdare del prêt à porter decise di ritirarsi senza preavviso, uno shock per tutti. Sapeva che Il tempo non era più per lui e dunque meglio fare le valigie e uscire di scena quando ancora la festa è in corso.

È bene ricordare le vittorie piuttosto che le sconfitte.

L’esibizione è suddivisa poi in tre sezioni: Balenciaga’s Salon, Balenciaga behind the scene (workrooms) e Balenciaga Legacy, ossia gli ultimi cinquant’anni presentati da trenta designer differenti tra Molly Goddard, Nicolas Ghesquière, JW Anderson e Demna Gvasalia. Insomma un’intera orchestra di musicisti diretta dal maestro Cristobal Balenciaga.

Per info: www.vam.ac.uk

Federica Pesce