Crosstitch Road

Ivàn Selva si racconta 

Ivàn Selva è un fotografo Bolognese, la cui attività abbraccia Cinema, regia e illustrazione. Dopo 5 anni di Liceo Classico e una Laurea in Dams, approda a Los Angeles, dove si distingue come runner e fotografo di scena dentro l’American Film Insitute. Successivamente torna in patria e mette a frutto l’esperienza sul set, con l’incarico assegnato dall’Università di Ferrara di dirigere un documentario presso gli scavi archeologici della grotta di Fumane. Qualche tempo dopo, Ivàn lavora nel reparto di Fotografia per “Nightfire”, una produzione italo-americana di giovani universitari di New York e Verona.

Ivàn nutre una passione smisurata per tutto ciò che può trasformarsi in immagine, con una predilezione per le ambientazioni fantasy, surreali e per i testi grotteschi, noir e comici.

E’ proprio Ivàn Selva a realizzare “Crosstitch Road”, cortometraggio di cui è regista.

Come nasce l’idea di questo cortometraggio?

«L’idea è del tutto epifanica. Mi trovavo dentro un pub. Dopo qualche giro di birra, esco fuori e noto una fiammante Harley Davidson. La osservo rapito, mi domando chi sia il padrone. Rientro e cerco di riconoscere il biker. Poi, eccolo, nella penombra, un omone taglia XXL, alto il doppio di me, coperto di tatuaggi. Forse per ironia, forse per uscire dal cliché, me lo sono immaginato subito protagonista al centro di una foto, più anziano, forse un nonno, con occhialini a mezzaluna sul naso, intento a fare la maglia, una maglia rosa acceso. Da quel momento, la storia si è creata da sola. Non avrei mai pensato di poterla realizzare in un film».

Cosa tratta? 

«Parla di un incontro totalmente casuale fra una giovane poco navigata, lamentosa e in crisi con se stessa, e un biker anziano dalla personalità e il passato misteriosi all’interno di un fatiscente locale nel bel mezzo dell’Arizona.

Ah no, chiedo scusa, San Lazzaro di Savena!»

Perché il titolo “Crosstitch Road”? 

«Crosstitch si traduce in italiano con punto croce. Da qui a comprendere il riferimento al contenuto della storia il passaggio è semplice: parlo di due vite che si intrecciano lungo la stessa strada. Il titolo non in madrelingua è dovuto a una mia debolezza, amo i titoli in inglese, sin dai miei primi cortometraggi, e perché l’ambientazione richiama volutamente i paesaggi aridi della provincia americana».

Chi è il tuo spettatore ideale?

«Non c’è un target di pubblico. La storia può parlare a chiunque senta, in alcuni momenti, il bisogno di rialzarsi in piedi e di fregarsene. Delle convenzioni, dei giudizi, delle ingiustizie».

C’è un personaggio con cui ti identifichi? 

«Quando ho sviluppato la storia insieme allo sceneggiatore, sapevo che avrei raccontato qualcosa di me in ogni personaggio, quindi direi tutti, dalla ragazza in crisi, “piagnona”, al camionista un po’ “sfigato”. Li amo tutti incondizionatamente».

Il tuo rapporto con la fotografia?

«È forse la mia migliore amica, senza non saprei raccontare niente di me e del mondo. La fotografia mi aiuta a vederlo ora, edulcorato e meno drammatico di quanto possa essere, ora molto onesto e terribile. Ma sempre straordinario. Forse è per questo che siamo andati molto d’accordo io e il direttore della fotografia, Jackson Eagan, un ragazzo di New York. Una promessa».

Da cosa ti lasci ispirare per le tue sceneggiature?

«Certe caratteristiche tragicomiche e particolari visivi degli amici, parenti e conoscenti, come il dialetto pasticciato dei nonni, le lentiggini di una ragazza rossa, le mie “sfighe”!

E poi, tanto Woody Allen e De Andrè».

Con quali attori ti piacerebbe lavorare? 

«Vorrei lavorare con tanti attori. Una sicuramente: Valeria Golino. Ma un passo alla volta».

Ci sono in vista o in programma nuovi progetti?

«Una volta andato in porto questo film, che rappresenterà un traguardo straordinario, perché è indipendente ed è un’opera prima, sicuramente non abbandonerò i set. Ma voglio maturare ancora, prima di poter realizzare il mio prossimo sogno, un lungometraggio, di cui alcuni già conosco il titolo, che per ora rimane top secret. Posso dire che parlerà di un ragazzo insicuro e di un particolare rapporto con il peso».

Arianna Bianchi