Cuno Amiet, l’impressionista spirituale

Al Museo d’Arte di Mendrisio in mostra fino alla fine di gennaio alcune tra le opere più rappresentative di Cuno Amiet, figura fondamentale per arte del Novecento.

Cuno Amiet (Soletta 1868, Oshwand 1961) è tra le figure più incisive dell’arte svizzera della metà del Novecento. Fortemente legato alla figura dell’amico e collega Ferdinand Hodler (Berna 1853, Ginevra 1918) si differenzia da questo per un impronta maggiormente legata alla tradizione impressionista e post-impressionista francese.

Il colore è l’elemento più incisivo delle opere di Amiet, tanto da renderlo tra i coloristi più affascinanti del secolo scorso. Assieme a Kirchner, Heckel ed altri artisti fu tra i fondatori del Die Brucke (letteralmente “il ponte”) da cui si sviluppò l’espressionismo tedesco: l’intento degli artisti appartenenti a questo gruppo era quello di creare una connessione tra vecchie e nuove visioni.

Cuno Amiet fu un grande sperimentatore e innovatore compositivo. I soggetti preferiti sono per lo più nature morte, paesaggi e figure in bilico tra l’armonia e la serenità, caratterizzate da colori decisi e avvolgenti. Fu influenzato dalla spiritualità di Gauguin e dei Nabis nella ricerca di un’unione, che possiamo definire quasi sacra, tra uomo e natura: la bellezza interiore e la positività delle sue visioni artistiche derivano proprio dall’influenza della natura che in tutta la sua energia appaga l’essere umano e si ripercuote nelle sue azioni.

Cuno Amiet dipinge per gran parte della sua vita nella campagna bernese, in un ambiente di immensa bellezza agreste. Il paradiso terrestre, probabilmente ispirato dalle figure circostanti, lo ritroviamo nei paesaggi e nelle figure umane da lui dipinte, spesso amorevoli verso il prossimo. Immagini bucoliche ben descritte nel Paradiso Terrestre (Paradies), opera centrale dell’artista da cui deriva anche il titolo della mostra. Il dipinto rappresenta una scena angelica in un’atmosfera divina connotata da una luminosità avvolgente e dorata. Un’immagine suggestiva ed emozionante quasi profetica che ci lascia riflettere su un senso di ultraterreno, spesso lampante nelle sue opere.

La rassegna del Museo d’arte di Mendrisio, la prima in Ticino e in area italiana, è composta da settanta dipinti e sessanta opere su carta e ricostruisce gran parte della carriera dell’artista svizzero attraverso un percorso totalizzante di estrema bellezza.

Per info sul museo: http://www1.mendrisio.ch/Museo/

 Flavia Annechini