Fantozzi

Un omaggio a Paolo Villaggio

Il 3 luglio 2017 è salito in cielo lasciando un grande vuoto nel cuore della sua famiglia e nel cordoglio dei colleghi tutti il ragionier Ugo Fantozzi della ItalPetrolCemeTermoTessilFossilFarmoMetalChima. È un po’ come se fosse stato così. 

Paolo Villaggio infatti ha dovuto tutta la sua carriera al film del ragionier Fantozzi, diventato una delle maschere più dissacratorie e veritiere dell’Italia lavorativa post ’68, quella degli albori del mito del “posto fisso”. È giusto ricordare, dunque, l’importanza di un film come questo sia dal punto di vista del contenuto che stilistico. Il primo regista della lunga serie dei Fantozzi fu Luciano Salce, già acclamato per potenti pellicole di costume come La voglia matta, La cuccagna ed il sequel de Il medico della mutua con Alberto Sordi, un profondo ed ironico conoscitore della realtà nazionale.

Sempre al limite del faceto le sue  creazioni hanno saputo identificare, insieme ai grandi colleghi della sua epoca Monicelli, Risi e De Sica, i vizi e le virtù di un’Italia che stava mutando nel profondo. Succeduto a Salvatore Samperi nella scelta di dirigere la pellicola con una sceneggiatura di Leo Benvenuti, grande penna della commedia italiana, Salce decise di creare una vero e proprio tipo che descrivesse la vita dell’impiegato nella nuova fase di industrializzazione del Paese e scelse così un caratterista non troppo famoso, un radiofonico, comico, conduttore di un programma generalista il quale con i suoi personaggi, il professor Kranz e Giandomenico Fracchia (l’alba di Fantozzi), aveva già fatto ridere gli italiani: Paolo Villaggio. Perfetto per un ruolo nuovo, che non poteva appartenere a volti già famosi, come a quello di Ugo Tognazzi a cui la leggenda vuole che il personaggio fosse assegnato per primo. Villaggio incarnava, un po’ anche per la sua esperienza personale alla Consider come impiegato, l’ideale dell’impiegato d’ufficio pieno di complessi e di nevrosi, come il suo predecessore ideale Fracchia, capofamiglia di un nucleo improbabile, talmente sottomesso e frustrato da non sapersi mai imporre, costretto a vivere una vita frettolosa ed alienante.

 Sebbene le premesse non siano affatto per un film da ridere al contrario Fantozzi è tutta un risata, un ghigno più che altro, mosso dalla cattiveria del destino che si abbatte sul povero ragioniere senza lasciargli mai scampo. Una critica ironica e satirica della vita dell’impiegato, delle scartoffie da compilare, della burocrazia da rispettare e delle gerarchie da comprendere per poter barcamenarsi in un mondo sempre più borghese, sempre più squilibrato. Villaggio poi, che interpreta in fin dei conti uno sfortunato, uno sgrammaticato del mondo, aveva in sé invece delle potenti basi culturali: amicissimo di De Andrè con cui scrisse Il fannullone e Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers (anche questa grande critica al potere costituito), allievo della scuola di teatro di Genova da cui uscì, tra i tanti, il rivoluzionario Carmelo Bene, monologhista e cabarettista che fece persino cadere Ennio Flaiano dalla sedia per le risate. Un uomo di spettacolo a tutto tondo, sebbene sia trasparso dalle sue ultime dichiarazioni come un personaggio abbastanza ambiguo e materialista, non smetteremo mai di ringraziarlo per averci fatto scoprire chi eravamo e come, ahimè, siamo rimasti.  

Andrea Berardi

SCHEDA DEL FILM

Titolo originale: Fantozzi

Regia: Luciano Salce

Genere: Commedia, comico

Durata:100′

Data di uscita: 27 Marzo 1975

Nazione: Italia

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