Foxtrot

Un caos organizzato.

Foxtrot, il nuovo film del regista israeliano Samuel Moaz, vincitore del Leone dargento alla 74ma edizione della Mostra cinematografica di Venezia, divide la critica e lopinione pubblica sul tema scottante dei conflitti in Terra Santa. La pellicola è una sorta di tragedia greca contemporanea su un dramma privato dai tratti caustici e collettivi. Il racconto, infatti, riprende soprattutto nella tripartizione della narrazione lo stile teatrale dellantica Grecia, giocando su piani spaziali e temporali diversi per porci allinterno di una estraniazione psicologica tipica di una certa tipologia di fare film, poetica, evocativa ed assurda nonostante, alla fine, sia totalmente reale. Una caratteristica che nel cinema ebraico si eleva al rango di vero e proprio stilema, una prerogativa che si fa portavoce di un intero popolo, di un modo di sentire comune e diffuso. 

Nella prima parte del film alcuni ufficiali dellesercito israeliano bussano a casa dei Feldman, una famiglia israeliana borghese, e comunicano loro che il figlio Jonathan è deceduto durante lassolvimento del proprio dovere. Dallannuncio dei militari il nucleo familiare cade nel baratro: Dafne, interpretata da Sarah Adler, viene continuamente sedata con dei tranquillanti per non pensare, mentre Michael, stimato architetto, interpretato da Lior Ashkenavi, viene trascinato in un turbinio di parenti e amici benintenzionati a consolarlo, i quali però non fanno altro che montare la sua rabbia in maniera quasi surreale.

Nella seconda parte, invece, si cambia totalmente scena e in un flash back si ritorna a quando Jonathan, ancora vivo, passava il tempo nel posto di blocco a cui è stato assegnato insieme a suoi tre commilitoni. Il tempo sembra fluire lento, apatico e costante, intermezzato da qualche controllo auto e dal passaggio surreale di un cammello che fa avanti e indietro al checkpoint dove Jonathan, costretto in un bunker che scivola sempre di più nel terreno a causa del fango, disegna fumetti. 

Infine nel terzo ed ultimo capitolo si assiste al confronto finale. I due coniugi stanno uno di fronte allaltro e parlano, si confrontano, rivelano il loro dolore e rendono manifesto un piano crudele, un tiro mancino o, semplicemente, una curva ingovernabile del piano che Dio ha riservato loro.

Sì perché la componente religiosa è sostanziale a comprendere la trama del film, la concezione con cui è stato scritto e girato e, in generale, il senso stesso della filmografia di stampo ebraico, sempre tesa a rivelare, spesso con sarcasmo, lironia della sorte. Un caos organizzato in cui il fato assume un ruolo di primaria importanza, ovvero quello di smuovere e concatenare le vite di personaggi che, nella costruzione filmica della pellicola, non si vedono mai insieme. Il rapporto genitori e figli viene così raccontato inserendolo in un contesto difficile come quello bellico e in una terra altrettanto complicata come il confine israeliano-palestinese.

Foxtrot è il nome di quella danza i cui passi terminano sempre nel punto in cui sono iniziati, una sorta di tentativo di controllare unattività che porta in sé la qualità intrinseca di essere sfrenata, sregolata, talvolta improvvisata. Il film esplora quella zona grigia in cui ci si interroga su cosa realmente possa essere gestito e cosa invece accade per caso, una zona in cui il famoso eroe greco protagonista della tragedia è lui stesso la vera causa del suo supplizio e si mette – seppure in buonafede perché convinto della giustezza delle sue azioni – contro coloro che invece vorrebbero salvarlo, senza essere consapevole delle conseguenze a cui le sue azioni condurranno. 

Con Foxtrot si racconta una storia di violenza fisica e mentale che può valere sia per il caso specifico, ma anche allargarsi e dare adito ad istanze universali. Un dramma che riguarda una famiglia, squarciata da una perdita incolmabile, ma anche lidentità di un popolo, quello ebraico, che dallOlocausto in poi non ha trovato pace in nessuna terra. 

Il tutto è reso con inquadrature squisitamente orizzontali, sfondi piatti quasi bidimensionali in cui le figure comunicano per linee rette sotto il pesante spettro del destino che domina le relazioni. 

Foxtrot è un film che dalla sospensione spaziale e temporale del teatro prende tutto, come se si attendesse costantemente qualcosa o qualcuno che non arriva mai. Solo il fato riuscirà a trovarci attraverso le famose coincidenze, quelle sue inevitabili manifestazioni che ci indirizzano proprio dove noi non avremmo mai pensato di poter andare.

Andrea Berardi

SCHEDA DEL FILM

Titolo originale: Foxtrot

Regia: Samuel Maoz

Genere: Drammatico

Durata: 113

Data di uscita: Marzo 2018 

Nazione: Israele, Germania, Francia, Svizzera

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