Glad to be Glam

Michael Putland, il black and white del Glam.

Arte, musica, tensione intima e fermento culturale: questi sono alcuni dei temi che attraversano il movimento Glam degli anni ‘70. A Bologna ONO arte contemporanea propone di indagare su questi con la retrospettiva Glad to be Glam: fotografie di Michael Putland.

L’esposizione, visitabile dal 17 maggio al 29 luglio, è composta da 50 scatti che ritraggono tutte le più grandi celebrità della storia della musica, e rappresenta la prima di una serie di mostre antologiche che la galleria d’arte proporrà nel corso della stagione espositiva 2018/2019, con l’intento di percorrere la cultura popolare e lo stile inglese dagli anni ‘50 ad oggi.

Visitando questa esposizione conosciamo alcuni dei protagonisti della scena musicale nota per il trucco vistoso e i brillantini, attraverso l’obiettivo del fotografo Michael Putland: con il suo sguardo delicato e attento, ci restituisce l’immagine più intima e sincera del Glam Rock, quella introspettiva e sperimentale, quella che usa i colori vivaci e sgargianti in contrapposizione alla drammaticità e alla tristezza.

Era il 1971 quando Electric Warrior, album dei T. Rex diede effettivamente inizio al movimento Glam. Marc Bolan, leader del gruppo, era stato il primo ad indossare uno scialle di piume e a cantare canzoni che non venivano prese sul serio. Erano gli anni in cui l’ottimismo del secondo dopoguerra era ormai sbiadito e lo Swinging London, che spingeva una folla di giovani ragazzi londinesi verso l’entusiasmo del moderno, si era ormai perso in una nuvola grigia.

È così che arriva il momento del Glam Rock. Vestiti colorati, indumenti bizzarri, piume e brillantini, si contrappongono al triste colore della città. Melodie bubblegum contaminate da ritmi Rock&Roll, sono spesso ispirazione di un movimento musicale e culturale che dichiara: lo stile fa parte del messaggio. Vestiti androgini e atteggiamenti ambigui distinguono le loro esibizioni, teatrali e scioccanti, che contribuiranno alla liberazione sessuale di genere, in un momento in cui dichiararsi omosessuale, in molti paesi, era ancora reato.

«Tell them they can laugh at me. But don’t forget you date with me, when I live my dream» (Di’ loro che possono ridere di me. Ma non dimenticare il tuo appuntamento con me, quando vivrò il mio sogno) – cantava David Bowie.

In un appuntamento con il destino iniziava il viaggio nella musica di Michael Putland. Incoraggiato alla fotografia fin da bambino dallo zio, fotografo dilettante, era già stato assistente di Walter Curtain, fotografo di Time-Life, e del leggendario Louis Klemantaski, fotografo ufficiale di corse automobilistiche, quando un giorno arrivò la chiamata. Disc & Music Echo gli assegna il suo primo incarico, una fotografia di Mick Jagger a Londra. All’epoca, Putland era un giovane ragazzo che viveva l’entusiasmo musicale di quegli anni, frequentava i concerti e faceva qualche foto con una vecchia macchina fotografica. Mai avrebbe pensato di poter vedere così da vicino tutti i suoi eroi e di poter abbracciare professionalmente i suoi due grandi amori: la musica e la fotografia.

Da quella fotografia sono seguiti gli scatti del tour europeo del ‘73 dei Rolling Stones, che con il loro grezzo proto-punk avevano influenzato uno dei pochi gruppi Glam d’oltreoceano, gli York Doll, ai numerosi scatti che ritraggono artisti dai Led Zeppelin a Bob Marley, passando per David Bowie, Freddie Mercury, Prince, e molti altri ancora.  Questi sono gli scatti, prevalentemente in bianco e nero, di cui si compone l’ampio archivio fotografico di Putland, fatto di musicisti e altri celebri personaggi e caratterizzato da uno stile volutamente semplice e personale.

Visitando questa mostra si ha l’impressione di essere colpiti da una luce vibrante proveniente dal buio della camera oscura in cui il fotografo ha lavorato gli scatti fatti, e attraverso questa luce facesse risplendere tutto attraverso. Il racconto intimo e privilegiato che si esprime attraverso queste magnifiche istantanee di scene sul palco e di momenti quotidiani, nei backstage in tour o in casa, ci descrive la bellezza e l’umanità dei grandi della scena musicale, che hanno reso eterna la magia di quegli anni.

Marta Pezzucchi

 

Marc Bolan of T-Rex somewhere in the North of England 1972

 

 

ELTON JOHN (4.11.71)
© MICHAEL PUTLAND / RETNAUK
CREDIT ALL USES

 

 

George Michael
Japan 1989