Il cinema in video

Come si parla di film su Youtube.

I social si sa sono il nostro pane quotidiano. Non ce ne distacchiamo mai, o non vorremmo forse, inchiodati su una seduta di una sala d’aspetto, mentre attendiamo i mezzi pubblici, mentre viaggiamo, mentre ci prendiamo una pausa dal lavoro, mentre ci rilassiamo sul divano, mentre mangiamo e soprattutto mentre siamo seduti sul nostro trono. Ormai notizie, immagini e video ci sommergono e questa perenne attenzione cerebrale ha dato vita non solo ad una continua offerta dichiaratamente legata all’intrattenimento, fra Facebook ed Instagram stars e youtubers, ma ha scatenato anche il proliferare di pagine, profili e canali indirizzati perlopiù a contenuti seri, serissimi, quasi di critica artistica, i quali a volte si mascherano col filtro del disimpegno per proporre invece temi culturali interessanti.

Il caso che oggi sta dilagando a macchia d’olio sono i canali Youtube legati al cinema, i quali si dividono fra il serio ed il faceto proponendo però la settima arte come fulcro del loro discorso. D’altro canto è innegabile che esistano anche varie pagine Facebook e profili Instragram dedicati ai film, gestiti per lo più da cinefili e da pagine istituzionali di enti e fondazioni che si occupano di cinema, ma Youtube rimane il metodo più efficace per parlarne per svariati motivi: innanzitutto perché si riescono a mostrare stralci di pellicole che possono essere supportati, per forza di cose, soltanto tramite uno strumento che possa riprodurre immagini in movimento e quindi video. In secondo luogo perché del cinema, a differenza delle altre arti che hanno conosciuto una precedente e fiorente critica letteraria, è più interessante ed incisivo, trattandosì di una forma di espressione pressoché popolare. In ultimo dato che il cinema si basa sul suono, a meno che non si parli di film muti ma anche in quel caso la logica regge ancora, e sul movimento e non si ha una situazione corporea statica il metodo migliore per proporlo, analizzarlo ed apprezzarlo è sicuramente una metodologia altrettanto “fisica”, nonostante si parli sempre di immagini digitali, che può dare soltanto una persona che parla realmente di fronte a noi.

È interessante notare chi sta dietro, e davanti, a questi canali Youtube. Nella maggior parte dei casi sono gestiti da giovani cinefili, cineasti e cineamatori che amano la settima arte e che condividono la loro passione con i propri coetanei, e non solo, come si farebbe dal vivo presentando cose passate, presenti e le future uscite, seguendo gli eventi in live streaming, commentando ogni singola novità di un festival, una mostra, di un attore o attrice e di un/a regista particolare.

Ci sono poi canali divisi per tematiche fondamentali. Ogni youtuber chi si rispetti infatti deve darsi un tono e seguire un format, sta qui la chiave del successo che possiede un canale per sopravvivere nella miriade di video che giornalmente vengono caricati sulla piattaforma. C’è chi da più importanza ai cinecomic ed agli ultimi trend cinematografici come Screenweek e BarbieXanax, c’è chi recensisce film di serie Z come Synergo o come Yotobi anni fa, chi riporta ai fasti il vecchio cinema italiano come il canale omonimo I classici del cinema italiano, chi propende più per il cinema spinto ed underground come Sinema Exit e ShivaProduzioni e chi si dedica al cinema “nerd” ed alle serie tv, ormai alla stregua di una produzione cinematografica vera e propria, come victorlaszlo88. Ci sono poi quegli youtuber che immettono, nella loro vasta produzione video, rubriche che parlano di cinema sotto forma di recensione o di apprezzamenti personali come nonapritequestotubo, Violetta Rocks e matteo fumagalli solo per citarne alcuni.

La bellezza del dialogo, in realtà fittizio, ma che scaturisce poi dai commenti e dalle discussioni sui canali testimonia la vitalità e la freschezza di un linguaggio che si mantiene vivo nonostante i cambiamenti temporali tecnologici e sociali e come un social qual è Youtube si dimostri capace di fondere informazione ed intrattenimento pur obbedendo alle regole del gioco.

Andrea Berardi

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