Il futuro in bilico

Uno studio sul mondo contemporaneo tra controllo, utopia e distopia

La realtà supera la fantasia, ma la fantasia anticipa la realtà. È il futuro che ha sempre destato paura e perplessità, mentre l’uomo, da subito, si è rifugiato nella sua interpretazione. Cambiano i tempi, i luoghi, le tecnologie, ma l’incognita del futuro rimane, non resta che trovare una chiave di lettura, immaginarlo per poter prendere le scelte giuste nel presente.

Se nel mondo antico l’interpretazione dell’avvenire era affidata a sacerdoti o saggi o ancora a maghi, oggi le conseguenze delle nostre azioni sono all’esame scientifico di esperti nelle materie più diverse, in un ventaglio di studi che va dall’economia all’ecosistema, dalla sociologia alla politica. I nessi causali sono gli elementi fondamentali per comprendere la portata futura dei comportamenti attuali, non sono più gli elementi esterni, accidentali, divini a dover essere capiti e predetti, ma quello che la società porta avanti con le sue decisioni.

Nel 1516 Thomas More, dando vita ad un importante filone filosofico-letterario, scrive L’Utopia, in cui immagina un altrove di rettitudine e giustizia, un luogo ideale con cui egli stesso esprime il sogno rinascimentale di una società governata da buoni principi, lasciandosi al contempo ispirare dal pensiero di Platone e della sua opera, La Repubblica (390-360 a.C). Su questa scia si scriveranno La città del Sole, di Tommaso Campanella (del 1602) e La nuova Atlantide di Francis Bacon (opera incompleta, pubblicata postuma nel 1627). La descrizione utopica è funzionale, ma  per certi versi è un paradigma irrealizzabile, che rimane confinato in un luogo lontano e non suscettibile di essere avvicinato.

Nel 900 si affaccia un nuovo genere letterario che prendendo le basi dal genere utopico e ne rovescia il contenuto. Si passa così dall’immaginazione di un luogo altro, all’immaginazione di un tempo altro, di un futuro incombente, più o meno prossimo, legato con uno stretto nesso di causalità alla società del momento. L’utopia trova quindi la sua antitesi nella distopìa (da alcuni chiamata anche cacotopìa). Un luogo del male, di ingiustizia e di non libertà, ma stavolta non lontano, non un’isola immaginaria: è lo stesso nostro mondo proiettato negli anni a venire.

Nella letteratura distopica troviamo capolavori come 1984 di George Orwell (pubblicato nel 1949), da cui Elisabetta Di Minico prende le mosse nel suo viaggio attraverso cinematografia, fumettistica e letteratura per riflettere sui significati profondi dell’immaginario distopico. Nel suo libro Il futuro in bilico, Il mondo contemporaneo tra controllo, utopia e distopia, edito da Meltemi, l’Autrice ripercorre e analizza gli avvenimenti storici e socio-politici degli ultimi centocinquant’anni rapportandoli provocatoriamente a romanzi e film che in qualche modo stanno anticipando, o talvolta hanno anticipato, scenari di violenza e controllo, nonché processi di manipolazione e repressione che caratterizzano la società contemporanea.

Il genere distopico, al contrario dell’utopia, si è sempre posto come un ammonimento, un tentativo di risvegliare le coscienze prima che sia troppo tardi, prima di arrivare al punto di non ritorno, nel quale l’esasperazione fantascientifica possa anche solo in minima parte concretizzarsi. Non è un segreto che ciò che immaginava Orwell si sia realizzato solo qualche anno più tardi, negli anni Novanta, dove l’individuo ha inconsapevolmente trasferito ai mezzi di comunicazione di massa buona parte della sua personalità, attraverso i quali si vede partecipe di decisioni che lo alienano dalla realtà e dalle scelte importanti. È proprio sull’analisi circa l’uso del linguaggio, della cultura e dell’informazione come strumento di condizionamento e controllo della società che il saggio della Di Minico pone l’accento rilevando che, malauguratamente, la distanza tra l’immaginario distopico e la realtà si sta sempre più assottigliando, mettendo il futuro in bilico, in una realtà contemporanea sempre più minacciata dalla realizzazione di questi mondi.

Nel libro, oltre all’egregio lavoro critico della studiosa – che segnaliamo essere membro del gruppo di ricerca HISTOPIA, coordinato dall’Università Autonoma di Madrid – sono presenti brillanti sketch realizzati da fumettisti italiani e stranieri, tutti a tema distopico, che danno maggiore enfasi e impatto alla trattazione, che in alcuni passaggi mantiene una forte impronta accademica.

Alessandro Fiori Spano