Il Giovane Holden

Un romanzo americano che è senso di ribellione.

«Se davvero avete voglia di sentire questa storia, magari vorrete sapere prima di tutto dove sono nato e com’è stata la mia infanzia schifa e che cosa facevano i miei genitori e compagnia bella prima che arrivassi io, e tutte quelle belle baggianate alla David Copperfield, ma a me non mi va proprio di parlarne. Primo, quella roba mi secca, e secondo, ai miei genitori gli verrebbero un paio di infarti per uno se dicessi qualcosa di troppo personale sul loro conto». 

Questo l’incipit di un romanzo passato per le mani di milioni di adolescenti, e non, di tutto il mondo. “The Catcher in the Rye”, questo il titolo originale, narra le vicende del giovane Holden Caulfield prima del Natale del 1949. Il titolo originale, conosciuto nella versione italiana come “Il giovane Holden”, è tradotto letteralmente come “Il cacciatore di segale” o “Il terzino nella segale” e nasce quando, in un importante passaggio del romanzo, il protagonista storpia il verso di una poesia di Burns (“colui che salva i bambini, afferrandoli un attimo prima che cadano nel burrone, mentre giocano in un campo di segale.”) rispondendo alla domanda della sorella su cosa volesse fare da grande. 

La storia è quella di Holden Caulfield che, reduce da una bocciatura e con la scarsa voglia di dirlo ai genitori, viene espulso dall’Istituto Pencey durante il periodo natalizio e ci rende partecipi delle sue avventure e dei personaggi che incontra nella “grande mela”, New York. Il momento della scrittura avviene qualche mese dopo gli eventi narrati, Holden ha sedici anni e il racconto si snoda durante un solo fine settimana: iniziando dal sabato in cui il ragazzo abbandona l’istituto, per concludersi il lunedì mattina con la visita allo zoo insieme alla sorella.

Un libro del 1951 ma attuale nel corso dei secoli, tanto da arrivare ai giorni nostri più moderno che mai. Holden è un sedicenne arrabbiato, la sua rabbia lo porta a decisioni avventate e ad una crescita profonda, maturata lungo il suo percorso in solitaria per le strade newyorkesi. 

Un libro che parla ai giovani, alla loro rabbia, e a chi alla propria ira non sa trovare spiegazione. Forse siamo arrabbiati per la nostra quotidianità? Per le aspettative di cui veniamo investiti dagli altri? O forse siamo arrabbiati perché non riusciamo a dire basta, a scrollarci di dosso le oppressioni e vivere la nostra vita come vogliamo?

Ma Holden è anche voglia di ritrovare la spensieratezza dell’infanzia, quel periodo libero dalle preoccupazioni che segnano il passaggio all’età adulta con la sua dose di responsabilità, è necessità di restare in contatto con le nostre emozioni, il nostro lato sensibile nonostante la vita ci renda duri e cinici.

Holden, a distanza di quasi settant’anni, è tutti noi. E’ quel ragazzo arrabbiato che non abbiamo mai compreso; è quel ragazzo dai sentimenti profondi che abbiamo nascosto per non sembrare vulnerabili; è quel ragazzo con la voglia di capire e lasciarsi cullare da un verso di una poesia; è quella  ribellione che non abbiamo mai intrapreso; è quella voglia di scoprire e scoprirci perché siamo esseri in divenire e non dovremmo mai smettere di cercarci. Holden è quel ragazzo che abbiamo perso, un giorno, mentre correvamo verso la vita adulta ma che ritroviamo tra le pagine di un romanzo senza tempo.

In questa edizione Einaudi del 2014, in una nuova traduzione, continua ad essere rispettata la volontà dell’autore che, nell’edizione originale, vuole la copertina completamente bianca. Questo per far ricadere la scelta del libro per il suo contenuto e non per l’involucro.

<<Io sono il più fenomenale bugiardo che abbiate mai incontrato in vita vostra.>>

Eva Di Lorenzi