In difesa della dolce libertà

IN DIFESA DELLA DOLCE LIBERTA’ di Alessandro Cecchi è un importante saggio storico che racconta l’assedio di Firenze che si concluse il 12 agosto 1530, dopo una eroica resistenza durata dieci mesi, con la caduta della seconda repubblica e l’avvento del Principato.

Per la difesa della libertà contro un agguerrito esercito nemico, tutta la città si mobilitò, dando prova di insperate capacità organizzative e sostenendo sacrifici di ogni genere, dalle enormi spese per le truppe e le nuove fortificazioni alla distruzione dei borghi troppo vicini alle mura e alla perdita di vite umane. Lo testimonia, oltre a fonti, come il Varchi e il Nardi, una ricca messe di documenti conservati dell’Archivio di Stato fiorentino e rimasti nella maggior parte inediti. Attraverso di essi, e in particolare grazie alle minute dei dispacci inviati dai Dieci di Balla a commissari e ambasciatori fiorentini, è possibile ricostruire, come si è fatto giorno per giorno, lo svolgersi drammatico degli eventi, fra speranze e delusioni, fino al tragico epilogo segnato dalla sconfitta di Francesco Ferrucci a Gavinana.

Nuovi spogli documentari conservati all’Archivio di Stato consentono, per la prima volta, di verificare e integrare fonti de il Varchi e il Nardi, e pervenire a una ricostruzione pressoché giornaliera e attuale degli avvenimenti svoltisi nei dieci mesi dell’assedio da parte di Carlo V, dall’ottobre del 1529 all’agosto del 1530. Nessun sacrificio fu ritenuto inaccettabile per la difesa di quella «dolce libertà», citata in ogni documento e per cui i Fiorentini erano pronti a dare la vita e la ‘roba’.

Ulteriormente impreziosito da straordinarie illustrazioni che immortalano a vario titolo il genio del Pontormo, del Vasari, di Michelangelo e molti altri, il volume dello studioso, ricercatore e direttore della Fondazione Casa Buonarroti Alessandro Cecchi, cui si debbono anche monografie su Botticelli e Masaccio, attraverso nuovi spogli documentari rinvenuti all’interno dello sterminato bacino delle carte dell’archivio di stato, consente di integrare in modo sostanziale quanto si conosceva sino a ora e di proporre al lettore e all’appassionato di storia una cronaca pressoché quotidiana, minuziosa, rigorosa e dettagliatissima di un accadimento di indubbia importanza, l’assedio con cui, per opera di Carlo V, fu cinta dall’ottobre del millecinquecentoventinove all’agosto dell’anno successivo la città che seppe esiliare padre Dante.

Monica Siligardi