La camicia bianca secondo me: Gianfranco Ferrè

Quando sogno e rigore si uniscono, creando magia.

“Mai uguale a se stessa, eppure inconfondibile nella sua identità, la blusa candida sa essere leggera e fluttuante, impeccabile e severa quando conserva il taglio maschile, sontuosa ed avvolgente come una nuvola, aderente e strizzata come un body”.
Sono solo alcune delle tante parole che Gianfranco Ferré ha utilizzato per raccontare il “fil rouge” di tutta la sua carriera artistica, quella camicia bianca reinventata, progettata con precisione d’architetto, che diventava magica quando indossata dalle modelle sulle passerelle. Come non ricordare la fascinosissima Helena Christensen, sfilare nel settembre 2003, con una blusa immacolata dal perfetto taglio sartoriale e dalla forma quasi geometrica, che portava in scena quello stile unico, rigoroso e da sogno al contempo, che era la cifra stilistica dell’”architetto della moda”?

Era uno scultore Ferré, in grado di plasmare i tessuti attorno al corpo femminile, trasformandoli in abiti spettacolari e sontuosi. Organza, taffetà, raso lucente, georgette o chiffon venivano lavorati da mani esperte, diventando un tutt’uno con il corpo che li indossava. Anche i materiali più poveri, come il nylon o la raffia, diventavano strumenti preziosi, per creare abiti impeccabili e incantevoli, perché era tutta lì, la chiave di lettura di Ferré, in quel metodo “analitico e logico che insegna a educare la creatività” e che venne appreso durante gli studi in architettura, portando ad un’attenzione particolare, quasi maniacale, per i dettagli. Un’inclemenza alla quale si univa il sogno, frutto della nostalgia per la moda del dopoguerra italiano e per gli anni della “Dolce Vita” che rivivevano nelle sue creazioni attraverso nuovi tocchi, moderni e personalissimi. Una maestria sartoriale che trovava la sua massima espressione proprio nella costruzione di quella camicia bianca, paradigma dello stile del creatore italiano, trasformata di stagione in stagione fino a diventare, come nell’ottobre del ’91, vero e proprio abito, femminile, elegante e raffinato.

A questo capo di culto è finalmente dedicata un’interessantissima mostra, un’esposizione che vede la luce dopo essere passata attraverso non poche vicissitudini, come ha dichiarato apertamente la direttrice della Fondazione Gianfranco Ferré, Rita Airaghi. “La camicia bianca secondo me: Gianfranco Ferré” doveva aprirsi al pubblico, infatti, nelle stesse date che davano il via alla settimana della moda milanese. La Camera della Moda ha affidato, però in quei giorni, lo spazio espositivo, Palazzo Reale, ai giovani stilisti. Tuttavia, l’Airaghi non si è persa d’animo, ha raccolto le forze e con l’aiuto del Comune di Milano, ha fatto in modo che la retrospettiva prendesse il via, pure se con un breve slittamento temporale. E’ così che, dal dieci marzo fino al primo aprile, potremo ammirare nell’importante Sala delle Cariatidi del palazzo milanese, circa ventisette camicie, selezionate tra le più straordinarie create in oltre vent’anni di attività. Non solo; il percorso, curato da Daniela Degl’ Innocenti, è concepito con l’intento di mettere in rilievo la poetica sartoriale e creativa di Gianfranco Ferré, attraverso diverse forme di lettura. Capiremo come quel “lessico contemporaneo dell’eleganza”, come amava chiamare la sua blusa, lo stesso stilista, fosse progettata, arricchita e cambiata, attraverso disegni, dettagli tecnici, bozzetti, fotografie, immagini pubblicitarie e redazionali, video e installazioni. Un viaggio che si preannuncia essere non poco suggestivo, la cui partenza sarà affidata a un sistema sospeso di teli su cui scorreranno macro immagini dei disegni autografi di Ferré, chiavi di lettura della genialità del designer e del procedimento che portava alla realizzazione di ciascun progetto. Per la prima volta, in un’esposizione di moda, l’interpretazione dei contenuti mostrati, sarà affidata a macro installazioni fotografiche di una selezione di capi esposti, facendoci comprendere l’impalcatura materica e formale di ciascuna camicia. Le proiezioni video poi, ci porteranno indietro nel tempo, facendoci ammirare le più importanti sfilate del “Gran Lombardo”, in un arco temporale che va dal 1978 al 2007, restituendoci tutto il gusto e la raffinatezza tipiche dell’universo Ferré. Per leggere le mille identità della camicia, bisogna guardare al lavoro di Gianfranco, uno slancio continuo e intenso che ha portato il capo classico per eccellenza, rubato al guardaroba di lui, a raggiungere le più alte vette della raffinatezza e dell’eleganza, collocandola a pieno diritto nella storia della moda e divenendo “termine di uso universale che ognuna pronuncia come vuole”.

“La camicia bianca secondo me: Gianfranco Ferré”
Dove: Palazzo Reale, Sala delle Cariatidi, Milano, Piazza Duomo 12
Quando: dal 10 marzo al 1 aprile
Una mostra: Comune di Milano, Assessorato alle Politiche per il Lavoro, Moda e Design, Assessorato alla Cultura, Fondazione Gianfranco Ferré e con la collaborazione del Museo del Tessuto di Prato

Alessandra Zauli

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