La fabbrica delle parole

Alla scoperta delle tecniche e dei sistemi di produzione del libro a stampa.

Chi nutre una forte passione per la lettura – per rendere meglio il concetto quelli che hanno costantemente bisogno di essere seguiti da un “bibliopatologo” – considerano il libro al pari di un “oggetto sacro” con tanto di adorazione e contemplazione di pagine, odori, parole, immagini e storie. Ma oltre alla forte valenza culturale e simbolica, in ogni libro sono contenute informazioni sulla sua fondamentale e graduale affermazione. Il libro ha rappresentato nei corso dei secoli uno strumento importantissimo per la diffusione della conoscenza e per la conseguente evoluzione culturale, ma non solo, degli individui e della società.

Il libro altro non è che un prodotto artigianale, inizialmente frutto del lavoro manuale di virtuosi artigiani, e successivamente divenuto prodotto industriale e seriale con l’avvento dello sviluppo tecnologico. Ma la produzione tipografica come noi la conosciamo ha subìto nel tempo molteplici e diverse trasformazioni, che rendono la “storia del libro” travolgente e appassionante.

Andrea De Pasquale, che ha fatto della sua passione un lavoro ricoprendo ruoli di rilievo all’interno di importanti Biblioteche sul territorio nazionale tra Roma e Torino, nel suo libro “La fabbrica delle parole. Tecniche e sistemi di produzione del libro a stampa tra il XV e il XIX secolo”, ci racconta con chiarezza, semplicità e passione la graduale evoluzione delle modalità di “creazione” di questo meraviglioso oggetto.

Se tutti siamo a conoscenza della celebre invenzione di Johann Gutenberg, ossia la stampa a caratteri mobili avvenuta nel 1655 che sancì l’inizio della stampa moderna in Europa, che portò alla nascita di numerose tipografie negli anni successivi – prima fra tutte quella a Colonia nel 1466 – e che, inoltre, fu fondamentale per la diffusione della conoscenza e lo scambio culturale attraverso gli Stati-nazione, poco conosciute o quasi ignorate sono invece le complesse tecniche di produzione, gli strumenti, le modalità di lavoro degli operai, i materiali e gli strumenti utilizzati prima dell’invenzione “tecnologica” del tipografo tedesco. Ma alcune innovazioni si ebbero già negli anni precedenti. Nel 1830, infatti, le tecniche di stampa e quelle di fabbricazione della carta passarono da manuali a meccaniche. Una trasformazione che caratterizzò gli anni a venire e che si affermò in modo graduale, tanto che per circa un secolo vi fu una commistione di tecniche antiche e tecniche innovative, destinata a scomparire con l’avvento di un mercato caratterizzato da larghe tirature e prezzi contenuti.

Un racconto appassionate, in grado di trasportarci in momenti storici diversi e di farci amare ancora di più un oggetto che non smette di essere una parte importante dell’industria culturale mondiale. Cambiano le tecniche e i supporti, cambiano le modalità di acquisto e di fruizione, cambiano gli scrittori e le storie, ma “La fabbrica delle parole” sembra non essere disposta a cedere il passo e ad eclissarsi, lasciando il posto ad altri prodotti culturali.

Melissa Stolfi