La filosofia di Eric Clapton

Il blues come sapere dell’anima.

Conosciuto con il soprannome di Slowhand, per il suo modo elegante, quasi lento, di suonare la chitarra, Eric Clapton ha segnato la storia del blues e della musica. Durante la sua carriera, segnata da successi e da tragedie che si sono posti come crocevia della propria esistenza, le sue vibrazioni sono state veicolo di una lettura preziosa del blues come sapere dell’anima.

Allontanandosi dalla facile mitizzazione, Alberto Rezzi – filosofo e chitarrista – nel suo libro La filosofia di Eric Clapton – Il blues come sapere dell’anima, edito da Mimesis, ripercorre la vita dell’artista in un parallelismo tra la sua musica, la sua vita e la filosofia di Maria Zambrano (Vélez-Málaga, 22 aprile 1904 – Madrid, 6 febbraio 1991). La chiave di lettura è quella delle domande filosofiche sulla propria identità, sul proprio destino, sulle decisioni da prendere davanti ai bivi, che si pongono come una costante nella vita intima e professionale di Clapton.

Il destino è un elemento centrale in questo libro e intreccia con fili inseparabili la vocazione del chitarrista con la sua sfera interiore. Diventa, infatti, una prova continua che lo porta ad agire in una spirale di consapevolezza, che si è rivelata talvolta anche autodistruttiva ma imprescindibile per potersi (auto)realizzare come essere umano e come artista e, finalmente, onorare la tradizione del blues.

Il blues è una musica autentica, in grado di cantare di quegli angeli e di quei demoni che spesso convivono nell’anima di una persona, senza cadere nella banalità della divisione tra bene e male. Eric Clapton è testimonianza vivente di un amore viscerale per questa musica e in più episodi ha dimostrato quanto sentisse l’esigenza interiore di non allontanarsene. La sua fedeltà al blues lo ha portato già in gioventù a prendere le distanze dal successo facile, proclamando un purismo che lo ha predisposto ad una continua voglia di mutare la sua vita e la sua musica in altro, seguendo percorsi secondari per poi riprendere la via maestra.

La figura di Eric Clapton che viene fuori dalle pagine di Rezzi è quella di un «viaggiatore inquieto» a cui non basta mai quanto conseguito e che sempre aspira ad altro. Il suo è un percorso segnato dalle dipendenze, dalla droga prima e dall’alcol poi, che riprende verso la salvezza solamente nel momento in cui si riscopre e trova la pace con se stesso.

Alessandro Fiori Spano