L’ornamento onirico

EDITHMARCEL inventa l’estetica doppia.

L’ambientazione è quella di una cella, un gentile tugurio asettico in cui, da una finestrella sbarrata, entra ancora più luce di quella che inonda la stanza. La location sarebbe perfetta per quei vecchi film neorealisti in bianco e nero ma la tensione formale totalmente contemporanea: è la materializzazione di un sogno tutto moderno che vede nell’incanto di uno stacco spazio-tempo slegato dalla realtà la risposta alle inquietudini di oggi. Si assiste, così, alla prevalenza dell’ornamento, vero protagonista della collezione Primavera/Estate 2017 di EDITHMARCEL, un brand tutto italiano, che parla veneto grazie ai suoi fondatori Gianluca Ferracin ed Andrea Masato, ma la cui anima si dirige verso i nostri cugini francesi che, in cinema e letteratura, hanno eletto le rêve a lente focale tramite cui leggere il mondo. 

Il marchio riflette sul tema del genere come uno studio di forme, volumi e lunghezze che possono vestire ugualmente il corpo maschile e femminile. Qui l’ornamento, il superfluo, si fa portavoce di una intrigante estetica che si potrebbe definire doppia: capi unisex, ma davvero unisex, che indossano sia lui che lei indistintamente in un’atmosfera felliniana clownesca, psicologica, magica ed affettata che trova i suoi riferimenti da Gelsomina a Giulietta, simboli di un onirismo personale, privato e garbato.  Sono tutti emblemi che ridefiniscono, a loro modo, il termine barocco, un barocco ermafrodita, che si esprime con semplicità ma senza dimenticare il fasto della magnificenza. Il trucco, infatti, è saper estrapolare dalla massa informe idee inesplorate cercando di infonderle in forme pulite, ordinate ed incisive ma sempre con un’attitudine ludica: le increspature, i volumi ariosi e le pieghe vengono bilanciati da un uso atipico di diversi materiali, i quali negano, nel complesso, non solo la sessualità ma anche la stagionalità. 

La varietà dei pesi, infatti, sovverte l’equilibrio dell’insieme evocando plurime sensazioni tattili e visive e proponendo, così, di riunire gli opposti in una sorta di microcosmo estetico.  L’importanza dei dettagli, poi, suggerisce la predominanza del simbolo sulla sostanza della materia e diventa il segno imprescindibile  della comunicazione visiva la quale intende farsi promotrice di una nuova concezione di gusto ed identità, soprattutto di genere. Grazie a queste stimolazioni viene esaltata non solo la vista ma anche tutta quella serie di sensazioni che spesso, soprattutto nella moda, vengono ignorate. A sostegno di ciò la varietà formale, estetica ed intrinseca della collezione smuove, proprio come nell’attività onirica, l’insieme dei meccanismi intellettivi da non considerarsi solo come fredda macchinazione cerebrale ma anche come libertà interpretativa che sfocia nella libera immaginazione personale. Gli abiti sono sospesi proprio come in un sogno, riescono a muovere il nostro animo ed appaiono così vicini a noi e così umani proprio perché si trovano in una dimensione del tutto opposta. La grande lezione che EDITHMARCEL ci insegna, infatti, è proprio quanto i poli opposti possano attrarsi e quanto riescano a comprendersi pur nella loro unicità perché senza l’ornamento superficiale noi non comprenderemmo la sostanza interiore.

Andrea Berardi