Michelangelo e il pupazzo di neve

Dopo il successo di “l’Arte è una caramella”, Carlo Vanoni ritorna in scena al Brancaccio raccontandoci i segreti di un grande artista: Michelangelo Buonarroti

Il titolo nasce da alcuni avvenimenti realmente accaduti durante la vita di Buonarroti, in cui l’artista, dopo la morte del Magnifico, si ritrova senza committenti e senza casa; qualche anno dopo Piero de’ Medici, figlio e successore di Lorenzo de’ Medici, gli commissionò una statua, appunto, di neve; l’artista toscano, realizzò, un bellissimo pupazzo in un cortile di Via Larga a Firenze…

Se pensate che lo spettacolo sia una lezione o tantomeno un documentario sulla storia dell’arte, siete realmente fuori strada; l’artista Carlo Vanoni racconta gli aneddoti più nascosti della vita di Michelangelo, tracciando un percorso teatrale che condurrà lo spettatore a comprendere e analizzare la personalità dell’artista toscano di nascita, visto come uomo, sfatando il mito del super artista. Saranno svelati, dunque, la sua forza, i suoi punti deboli, il suo rapporto con il potere e il denaro.

In scena troviamo Carlo Vanoni (diretto da Gian Marco Montesano), che narra in chiave pop i retroscena dell’artista del Rinascimento; attraverso strumenti – come la chitarra elettrica – e attraverso proiezioni di sculture e dipinti, talvolta animati, delineando dunque codici idonei a rendere certi contenuti fruibili, associandoli ad aneddoti, parallelismi e provocazioni, creando soprattutto un racconto contemporaneo.

Michelangelo è vissuto in un’epoca in cui l’arte era conoscenza, era potere, era tutto, un po’ come oggi è per noi l’economia; “per capire Michelangelo bisogna attualizzarlo”, così racconta Vanoni, che ha studiato profondamente la vita, gli intrighi e soprattutto la psiche dell’artista, definendolo un “pugile”, ma non un pugile qualsiasi, un campione, il campione del mondo, quello che vince per settanta anni di fila.

Michelangelo è un pugile che combatte tutta la vita cercando di risanare le sorti della propria famiglia caduta in rovina, un uomo che combatte contro i propri blocchi di marmo contro i propri sentimenti, un uomo che combatte soprattutto contro se stesso. 

«Uno spettacolo che crea un intreccio saldo tra l’artista e le sue opere, i suoi valori le sue emozioni, un inno alla bellezza dell’arte ma soprattutto la commemorazione di un uomo che ha saputo riscattarsi un uomo in grado di farsi ricordare per opere grandiose, ma anche per un semplice pupazzo di neve.

Un uomo, ma anche il più grande artista di tutti i tempi» (Cit. Carlo Vanoni)

Dora Occupato