Nico, 1988

Tramonto di una diva underground.

Una delle factory girls di Andy Warhol, musa ispiratrice di Lou Reed, icona degli anni Sessanta, attrice per Fellini ne La dolce vita dove, tra l’altro, interpreta se stessa, modella per Vogue, cantante del celebre album con la banana dei Velvet Underground: Christa Päffgen, in arte Nico, la bellissima vichinga europea traslata nel mondo indipendente americano è stata questo e molto di più. Una sperimentatrice affascinante lanciata come cantante da quel genio del male di Warhol che voleva farne un prodotto di consumo ma che l’ha poi lanciata per una carriera musicale interessantissima che sarebbe bene riscoprire, fatta di intimi canti liturgici esistenziali, soprattutto rivolti a se stessa, come lo sono tutte le canzoni di The Marble Index e Desertshore. Per questo è stata definita la “sacerdotessa delle tenebre”, riconosciuta un’icona della musica underground europea negli anni’80 ben dieci anni dopo la sua decisione di cantare come solista.
Al di là della sfavillante carriera da bellissima dea bionda del Valhalla poco si conosce degli ultimi anni della sua vita, i più duri, i più sofferti dove l’avanguardista nordica vive un momento di decadenza professionale ma di intensa vita privata. Perciò la regista Susanna Nicchiarelli, già consacrata dal suo primo tenerissimo film Cosmonauta, ha deciso di raccontarceli nella sua ultima fatica Nico,1988, presentato in apertura alla sezione Orizzonti dell’ultima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.
Nico, 1988, ambientato tra Berlino, Praga, Parigi, Norimberga, Manchester e poi la Polonia e l’Italia, sta a cavallo fra un road-movie ed un documentario, dove Nico è rievocata dalla violenta interpretazione dell’attrice danese Trine Dyrholm, narra gli ultimi anni della vita della cantante, già icona controcorrente anche durante l’egemonia musicale della discomusic. Nico era, però, una donna dalle mille fragilità, consumata dalla dipendenza dall’eroina e soprattutto dal dolore di non aver saputo crescere suo figlio Ari, avuto con Alain Delon il quale non lo riconoscerà mai ma verrà anzi adottato da sua madre, ovvero la nonna del piccolo, perché sottrattole appena nato a causa del suo stile di vita. A fine anni Ottanta quel bambino cresciuto in Francia è diventato un ventenne problematico, anche lui vittima della droga, a cui Nico deve riavvicinarsi con delicatezza e con il quale condivide la fragilità dell’esistenza.
Nel corso della pellicola la Nicchiarelli decide di disegnare un ritratto realista di un animo inquieto, puro ma in preda ad improvvisi scatti di ira, di dolcezza e di debolezza dando vita ad un film pieno di possibilità che non vengono espresse come nei momenti più miserabili della vita di ognuno di noi. La decadenza di Nico non è altro che uno specchio in cui riflettersi, un insieme di avvenimenti e comportamenti che cozzano con l’immaginario patinato degli anni Ottanta e che raccontano invece di una parte più nascosta, ma non per questo meno degna di essere narrata, dell’animo umano. La regista, per questo film, si è incessantemente documentata intervistando le persone più disparate che hanno conosciuto la cantante dal vivo, non per ultimo proprio il figlio Ari, penalizzata dal fatto che su Nico non esiste un vero e proprio pozzo da cui attingere tranne che per un documentario, Nico Icon, di Susanne Ofteringer del ’95.
Il film della Nicchiarelli appare come un viaggio nudo e crudo che non ha paura di spaventare o di risultare troppo ammiccare allo spettatore ma semplicemente gli espone i fatti. È il viaggio reale ma a tratti onirico nella vita di una delle donne più controverse nella storia della musica, dove l’andirivieni di salite e discese ne ha determinato conseguentemente l’ascesa e la decadenza di uno dei geni inconsapevoli più interessanti di riandare a ripescare nel memorandum della nostra storia.

Andrea Berardi

SCHEDA DEL FILM

Titolo originale: Nico, 1988

Regia: Susanna Nicchiarelli

Genere: Drammatico

Durata: 93′

Data di uscita: Otobre 2017  

Nazione: Italia, Belgio

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