Oltre l’Espressionismo astratto

A vent’anni dalla sua scomparsa, la mostra dedicata a William G. Congdon a Milano, fino al 23 ottobre

Una mostra in una biblioteca. E non in una biblioteca qualsiasi. Una mostra nella Biblioteca Sormani di Milano. Lungo lo Scalone monumentale viene raccontato il tormentato cammino artistico di William G. Congdon. Il genio creativo americano rivive così nella città che ha amato e odiato nei suoi ultimi anni di vita.

Nato nel Rhode Island, la sua carriera inizia verso la fine degli anni Quaranta con le prime mostre alla Betty Parsons Gallery di Manhattan, insieme ad artisti come Rothko, Pollock, Barnett Newman, Motherwell e Reinhardt. Nonostante l’immediato successo, decide di abbandonare l’Action Painting e la terra natale per partire alla volta dell’Italia, alla ricerca di uno stile proprio. Qui, durante il suo soggiorno lombardo, conosce Carlo Rapetti, presto suo assistente di studio e carissimo amico.

È l’intervento di Rapetti a ispirare e a permettere la nascita di questa rassegna: il suo profondo legame con Congdon gli ha dato la possibilità di salvare molte opere dalla volontà distruttiva dell’artista. In mostra per la prima volta non ci sono solo dipinti lungo il percorso espositivo, ma anche fotografie, diari, strumenti di lavoro originali, lettere autografe di Jacques Maritain, Thomas Merton e Igor Stravinskij. Il racconto si conclude all’ultimo piano della biblioteca di fronte all’opera Estate 19, sintesi e culmine della carriera dell’artista, che è riuscito ad affrancarsi dall’Espressionismo astratto e a maturare il proprio linguaggio.

Il curatore Mario Cancelli si è posto l’obiettivo di suggerire nuove chiavi di lettura dell’opera integrale di William Congdon, proponendo anche un’interpretazione laica dei suoi dipinti religiosi. “I crocefissi sono rappresentanza dell’io in quanto scoperta del corpo/psiche, grazie a loro un vuoto è stato colmato”. Il processo è avvenuto durante l’esperienza della conversione religiosa dell’artista, della quale parla lui stesso in un’inedita autobiografia, anch’essa esposta alla Sormani: “L’incontro con Cristo mi fa scoprire che il suo dramma di Croce è pure il mio”.

Il gesto dell’Io. Inediti (salvati) della Collezione Rapetti, riprende l’ortodossia del gesto pittorico come affermazione dell’io dell’artista, un viaggio alla ricerca di sé stesso grazie allo studio di nuovi linguaggi, in cui il dato diventa soggettivo e la narrazione viene rappresentata in un gioco di equilibrio tra realtà e simbolismo.

Cecilia Trezza