Pitti Uomo 86: Ping Pong Pitti

PING PONG PING PONG questo il rumore assordante che contraddistingue il cortile centrale della fiera. Un po’ come i contenuti della fiera, un ping pong ridondante di stili, lifestyle, idee, concetti. Ping Pong Pitti, una fiera asimmetrica, dove si comprende poco, si lavora tanto ed una naturale entropia racconta il mondo di oggi.

I ruoli si invertono, i buyers o sedicenti tali si vestono e si travestono, finalmente possono uscire allo scoperto, mettersi a nudo per quello che sono, colorati spiriti di un mondo che altrimenti li relega ai soliti ruoli. Quando ero piccolo mi erano rimasti impressi gli uomini sandwich che avevo visto negli Stati Uniti.
Il loro compito era attirare l’attenzione con un messaggio chiaro. Oggi a Pitti il messaggio non è affatto chiaro, ma il travestimento la fa da padrone.

E’ come un dolore profondo ammettere che alla fine gli sforzi di questi tanto esaltati stilisti rimangano inascoltati. L’abito da uomo è un concentrato di semplicità, di buon gusto, il colore a volte può apparire, fugace, discreto.

L’abito da uomo è indice di adesione ad un dress code che ha bisogno di regole. Robert Frank nel suo primo viaggio a Londra notò l’eleganza dei banchieri della City: “The bankers and all that, it was wonderful they did not pay any attention to you, which today they would tell you to fuck off. These people had such class, I mean, they completely ignored you, they would just walk by”
Oggi purtroppo questa ecologia visiva si è persa e al contrario l’esistenza, in tempi di diffusa insicurezza è garantita dall’appariscenza: “Mi notano, quindi esisto”.

Noi crediamo che la qualità risieda altrove, risieda nella capacità dello stile italiano, di essere semplice complemento di uno stile di vita elevato, fatto di cultura, clima e natura.

La cultura dell’abito e dell’accessorio oggi è intercettabile in alcune manifatture, citiamo con piacere i cotoni stretch e lavati di Armata di Mare, per l’estate, il tema marittimo è un classico intramontabile.
Per arricchire la proposta, la società Facib spa ha preso in gestione il marchio Invicta, esattamente, quello degli zainetti della nostra gioventù, accanto ai classici sacchi a spalla, in tessuti rivisitati e migliorati, hanno sviluppato una collezione di giacche a vento leggere, alcune lievemente imbottite, altre in tessuto idrorepellente. E’ l’alter ego colorato di “Armata di Mare”.

Nel classico abbigliamento uomo non possiamo non rendere omaggio al marchio MONTEZEMOLO, un lavoro di anni e di generazioni che ad ogni stagione rinnova l’offerta con eleganza e maestria. Il colore e la ricerca nei tessuti si affianca al classico più celebrato dall’uomo che lavora. Le materie prime sono alla base della riuscita della giacca, attorno a cui la lungimiranza di Lorenzo Guazzini ha sviluppato un total look di grande fascino. Una visita allo showroom basta per toccare con mano l’ospitalità e la qualità nell’attenzione al cliente.

Un capitolo a se lo vogliamo dedicare ad un accessorio che sta nuovamente crescendo, tornado ad adornare le teste di uomini e donne: il cappello.
La qualità è d’obbligo, non possiamo più tollerare di vedere sul mercato copricapi dalle forme incerte e scadenti, materiali approssimativi e di bassa qualità. Un accessorio, come d’altronde è per le borse, ha bisogno di spiccare come un accento su una lettera ed ecco allora il do di petto del made in Italy si realizza nelle forme classiche e modaiole di Panizza. Guarda caso ambedue manifatture Toscane, con una passione per le paglie in estate e per i feltri in inverno.
Abbiamo ammirato Tesi per i colori vivaci delle paglie, non è facile tingere certi materiali con un effetto così luminoso, Panizza invece ci ha conquistato per l’accoglienza squisita della giovane titolare, Laura Gamba, che ci ha guidato in un percorso di conoscenza della storia aziendale e degli attuali punti di forza.

Daniel Kevorkian

Photographer: Daniel Kevorkian

www.kevo.biz

 

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