Questione di umanità

Al Palazzo delle Esposizioni di Roma, la mostra World Press Photo espone i vincitori del più grande concorso di fotogiornalismo.

Immortalare, rubare. O meglio ancora: fotografare. Il Premio World Press Photo consacra da più di sessant’anni gli scatti di fotografi da tutto il mondo. La foto dell’anno ha la firma di Burhan Ozbilici, colui che ha reso un omicidio una sorta di opera d’arte osservabile. An Assassination in Turkey mostra l’uccisione dell’ambasciatore russo Andrei Karlov per mano del giovane poliziotto turco Mevlut Mert Altintas. Sostare per cinque minuti di fronte alle foto di Ozbilici ci ricorda quando la sottile linea tra finzione e realtà possa dissolversi e renderci partecipi di ciò che è accaduto da qualche parte, in un altro momento, in una dimensione di storicità ed irripetibilità. Quarantacinque, i fotografi premiati da venticinque nazionalità diverse: Australia, Brasile, Canada, Cile, Cina, Repubblica Ceca, Finlandia, Francia, Germania, Ungheria, Inia, Iran, Italia, Pakistan, Filippine, Romania, Russia, Sud Africa, Spagna, Svezia, Siria, Nuova Zelanda, Turchia, UK, USA.

Roma, Palazzo delle Esposizioni. La mostra si propone come documentazione storica tra semplice quotidianità, tragicità e necessità di non dimenticare (o più che altro, ricordare). Grazie agli scatti di Mathieu Willicocks, un fotografo inglese premiato per Mediaterranean Migration, riusciamo a penetrare nella sofferenza e nella complessità del fenomeno migratorio. Protagonisti i migranti, co-protagonista il mare. Avremo poi tutti già visto la foto virale scattata da Joanthan Bacham dal titolo Taking a Stand in Baton Rouge, testimonianza del sangue freddo di Iesha Evans di fronte alla polizia. L’italiano Alessio Romenzi ci conduce invece nel cuore dell’occupazione di Sirte con We Are Not Taking Any Prisoners. Romenzi si aggira per la sala durante la presentazione del 27 Aprile a Roma, lo si trova a discutere delle sue foto proprio lì di fronte. Borsa a tracolla, camicia e a quanto pare un gran coraggio ed una grande passione nel cuore. Verrebbe da chiedergli davvero il perché, perché documentare? Perché prendersi il diritto di immortalare la difficoltà politica di un paese? Eppure basta tornare per un attimo con lo sguardo sulle sue fotografie per trovare una risposta. C’è un’anima di sincero documentarismo dietro quegli scatti che prepotentemente esce fuori e ci disarma per un attimo, come per Black Days in Ukraine di Valery Melnikov. La domanda giusta è: perché non dovremmo vedere/sapere? Sarà questo il motivo per cui solo 45 fotografi su 5.034 sono stati premiati, distinti dalla loro perseveranza voyeuristica.

Il progetto su Table Rock di Markus Jokela ci mostra invece una panoramica di abitudini quotidiane del minuscolo comune del Newbraska, situato nella contea di Pawnee. Una sorta di album famigliare, inteso a descrivere artisticamente quella che è la condizione di un contesto sociale estremamente ristretto. E poi citiamo ancora un altro esempio: un’incredibile documentazione delle carceri filippine firmata Noel Celis, Inside the Philippines’ Most Overcrowded Jail. Non è possibile guardare altrove, ci si chiede se la magia possa sfuggire quando torniamo alla realtà, ci rendiamo conto del potere del mezzo fotografico nemmeno fossimo in un cinema con gli occhi incollati sullo schermo.

L’occhio umano è sicuramente il mezzo più efficace di cui disponiamo, messa a fuoco, attenzione, colore, percezione, possibilità di collegare un’immagine ad un suono o un odore, o ancora ad un ricordo. La macchina fotografica lo imita ma se ne discosta a suo modo, creando così un’ulteriore occhio, stavolta totalmente artificiale. Forse ci aiuta a comprendere ciò che c’è di incomprensibile in questo mondo, lo impacchetta e lo trasforma in arte per addolcire la pillola di un’umanità imprevedibile. In ogni caso, riesce ad arrivare al mondo partendo da un solo gesto: un click. La dura selezione del Premio World Press Photo non dimostra che un fotografo può essere migliore di un altro, dimostra invece la necessità umana di condividere, comunicare, informare, mostrare. Dal 28 aprile al 28 maggio potrete fare anche voi questa esperienza, vagando per le meravigliose stanze del Palazzo delle Esposizioni di Roma.

Maggiori info su:

www.palazzodelleesposizioni.it

Danila Giancipoli