Segni, Sogni, Suoni

Musica da vedere e non solo: il ruolo del videoclip nella storia della musica

In principio era Bohemian Rhapsody. Era il 1975 e i Queen presentavano quello che sarà un successo mondiale, accompagnandolo con un video musicale a scopo promozionale. Pochi minuti, un’apertura al buio e pian piano la luce prende la scena illuminando i volti dei quattro componenti della band che ora suonano con un passaggio sfumato ed effetti speciali non realizzati in post produzione. Nasceva così il videoclip e da qui ci spostiamo agli inizi degli anni 80 dove in maniera provocatoria i Buggles realizzano un brano che segnerà la storia, suo malgrado, del video musicale. Una profezia fortunatamente non realizzatasi, o quantomeno fallace: nessuna “stella della radio” ha visto negli anni la sua fortuna minacciata dall’avvento del clip musicale ma proprio per il suo messaggio sarà Video Killed the Radio Star a inaugurare la fiorente stagione di MTV, che lo manderà in onda il 1° agosto del 1981.

Il ruolo delle emittenti tematiche come MTV è stato fondamentale nella diffusione della musica da vedere, quale supporto al testo e nuova modalità interpretativa a disposizione dei cantanti, donandole dignità e successo. Con il lancio di una nuova canzone, infatti, si attende anche l’uscita, quasi in concomitanza, del videoclip che possiamo considerare come un mezzo che estende i confini e la portata del messaggio e ne rafforza l’impatto proprio grazie all’ausilio delle arti visive. Siamo, quindi, di fronte ad una forma-flusso che fa dello sguardo «una modalità dell’ascolto».

In tutto questo possiamo anche asserire che l’egemonia della radio non è mai venuta meno, nonostante i Duran Duran avessero tentato nel 1983 di scardinare questo sistema. Il gruppo britannico aveva, infatti, distribuito in anteprima il video, proprio su MTV, del loro brano Union of the Snake, diretto Russel Mulcahy, lo stesso regista del clip dei Buggles. Ciò fece insorgere le stazioni radiofoniche, sentendosi minacciate nella loro prerogativa nella diffusione della musica e come detentrici delle anteprime musicali.

Inconsapevolmente, o quasi, il video musicale ha segnato la storia della musica. Una storia dettagliatamente ricostruita da Bruno Di Marino nel suo saggio Segni, Sogni, Suoni edito da Meltemi. Un volume di cinquecento pagine e diviso in cinque capitoli che ripercorre le tappe più importanti del videoclip, esplorandone la portata storica e innovativa di questa forma audiovisiva. Largo spazio è dedicato, poi, al concetto narrativo e sperimentale, al quale segue un focus dell’autore sulle tendenze e sull’immaginario di alcuni registi e musicisti.

La portata dell’opera ha un respiro ampio che non si concentra, sebbene ne prenda le mosse, esclusivamente sul panorama anglo-americano, concludendo la trattazione, invece, sulla storia della musica per video in Italia, passando per molti altri Paesi.

Bruno Di Marino, salernitano e classe 1966, è storico dell’immagine in movimento e dal 1989 si occupa in particolare di sperimentazione audiovisiva. Attualmente insegna Teoria e Metodo dei Mass Media presso l’Accademia di Belle Arti di Frosinone. Ha diretto festival, retrospettive e rassegne, curato numerose mostre e ha al suo attivo una decina di libri e saggi tradotti in diverse lingue.

Alessandro Fiori Spano