Shooting a Beat

L’hip hop attraverso le fotografie di Michael Lavine in mostra a Bologna

«All the niggas in the struggle. You know what I’m say’n?»

Cantava Biggie Smalls nel suo album debutto Ready to Die, quando le scritte sui muri e le battaglie a colpi di beat avevano ormai cambiato profondamente le periferie della città.

Erano gli anni dei block party e dei sound system, che nel tentativo di preservare la propria comunità, la propria identità, avevano portato ad una rivoluzione “afrocentrica” dagli esiti inaspettati: la nascita dell’hip hop.

Michael Lavine con le sue fotografie, è uno degli artisti che ha saputo imprimere indelebilmente le tracce di questo fenomeno culturale, cogliere l’anima di un genere musicale e ritrarre i volti degli artisti che ne hanno determinato il successo.

Hip Hop. Dalla strada al museo. Fotografie di Michael Lavine. È la mostra che ONO Arte Contemporanea ha inaugurato questo settembre a Bologna, la città che con l’Isola del Kantiere è stata la factory dell’hip hop italiano anni Ottanta.

Visitabile fino al 14 ottobre, la mostra si propone di affrontare il tema dell’hip hop attraverso le immagini del fotografo stimato per la sua sensibilità visiva.

Quello di Michael Lavine è uno sguardo gentile e vivace. Esegue ritratti di artisti che diventeranno iconici per la scena musicale a cui appartengono e realizza immagini di un fenomeno culturale di cui è in grado di cogliere tutte le sfumature.

Il sapiente uso della tecnica che lo contraddistingue e l’uso personale con cui la applica lo rendono un fotografo unico e ricercato.

I colori sono intensi, le luci vivide e audaci, i soggetti espressivi e penetranti.

Big Daddy Kane, Missy Elliott, Jay-Z, Tupac sono alcuni degli artisti immortalati negli scatti, ma è la copertina dell’album Life after Death di Notorius Big che rimarrà per sempre uno dei capolavori indiscussi di Lavine.

L’immagine fotografica è cupa, i toni del nero sono i protagonisti dell’inquadratura, l’abito scuro di Notorius si confonde nella sagoma del carro funebre a cui è appoggiato, diventando un tutt’uno con esso.

Questo scatto per molti è presagio della morte del musicista, assassinato quindici giorni prima la pubblicazione dell’album, e Michael Lavine, con la sua sensibilità grafica, rappresenta il miglior interprete in grado di dare voce alla rivelazione più dolorosa di tutte, quella della vita oltre la morte.

Ad oggi, canzoni come Apeshit, singolo della coppia più celebre del nostro tempo, i “The Carters”, ci mostrano che questa era è cambiata.

L’hip hop della strada, dei gangster e del crimine organizzato è ormai finito e l’epoca in cui «stavo solo cercando di fare dei soldi per mia figlia», lascia il posto a «Gimme my check or pay me in equity» di Jay Z e Beyoncè.

Il rap è il sottogenere di una sottocultura che dai suoi esordi non ha mai smesso di influenzare costumi e linguaggi, attuando una mutazione dagli effetti dirompenti.

ONO Arte Contemporanea, con mostre dalla portata di Glad to be Glam. Fotografie di Michael Putland, ancora visitabile negli spazi della galleria, aveva già dimostrato di saperci accompagnare nella storia di un genere musicale attraverso gli occhi dei suoi fotografi.

Ora, con la mostra Hip Hop. Dalla strada al museo ci si offre la possibilità di comprendere l’immensa parabola dell’hip hop con una retrospettiva che parte dagli anni Ottanta fino ai nostri giorni per ricordarci le origini di una storia che ancora oggi ci appartiene.

Marta Pezzucchi