Stella del Nord

Un formidabile thriller internazionale basato su fatti realmente accaduti e documentati che alza il velo sui crimini e le folli insensatezze del regime nord coreano.

Nella foto satellitare che Jenna Williams mostra agli studenti dell’università di Georgetown, la Corea del Sud è un reticolato scintillante di città e villaggi. Ma sopra Seoul, oltre il 38° parallelo, le luci cedono il posto a una terra d’ombra in cui solo la capitale, Pyongyang, emette una cupa incandescenza.

Tutti conoscono il prestigioso curriculum di Jenna, all’anagrafe Jeemin, una delle massime esperte mondiali della Corea del Nord; ciò che nessuno di cui nessuno è al corrente è il dramma che l’ha irreparabilmente segnata: la scomparsa, dodici anni prima, della sorella gemella Sto-min, rapita sulla spiaggia di Baengnyeong da un sottomarino del regime.

Nella piazza antistante la Grande Casa del Popolo, il tenente colonnello Cho contempla i cinquantamila cittadini che attendono in trepidante silenzio l’apparizione di Kim Jong-il.

Ma una scoperta sconcertante sta per abbattersi sulla sua carriera e sul futuro, e presto Cho si troverà ad affrontare la più inconcepibile delle scelte: tradire tutto ciò in cui ha sempre creduto o perdere ogni cosa.

Quello che la signora Moon, cittadina modello sotto il regime del “Caro Leader” Kim Jong-il, vede piovere dal cielo in un bosco della contea di Baekam non è uno spirito. E’ qualcosa di ancora più strano, un piccolo pallone che proviene dal paese giù in basso e che deposita tra le sue braccia due paia di calze di lana, una torcia e una scatola di deliziosi biscotti al cioccolato. E un biglietto: “Ai fratelli e alle sorelle del Nord. Sollevatevi contro colui che vi inganna!”

L’autore D.B. John è originario del Galles, ma ha vissuto a lungo in Corea del Sud ed è tra i pochissimi occidentali ad aver visitato la Corea del Nord.

Quando parliamo di Nord Corea, non di rado la realtà supera la più cupa fantasia distopica.

Una monarchia ereditaria di ispirazione marxista che mantiene la sua gente rigidamente isolata dal resto del mondo. Che racconta lampanti bugie circa la libertà e il benessere di cui la popolazione godrebbe, e intanto imprigiona i figli per i reati d’opinione dei padri. Che usa la fame come strumento di controllo politico.

Per questo, è probabile che non pochi lettori resteranno sorpresi nell’apprendere che gran parte della storia raccontata in realtà si basa su fatti reali.

Giulia Selli