Tra razzi e telescopi. La vita nell’Universo

Le risposte di Francesco Paresce alle “troppe” domande dell’astrofisica.

Fin dalla sua comparsa sulla Terra, l’uomo ha iniziato a interrogarsi continuamente su quelle “cose” che non può toccare con mano, guardare direttamente e, quindi, comprendere. Sono soprattutto le “scienze dure” ad aver catturato l’attenzione degli studiosi di tutto il mondo, che dedicano la loro vita allo studio e alla comprensione di fenomeni sconosciuti. Tra queste scienze ritroviamo l’astronomia, caratterizzata da molti interrogativi che ne animano gli interessanti dibattiti: dalla ricerca di nuove forme di vita alla presenza dei buchi neri, dalla complessità delle leggi che animano l’Universo alla sua incredibile infinitezza.

Il fisico e astronomo italiano Francesco Paresce prova a rispondere in modo semplice e ironico alle tante domande che ruotano intorno all’astrofisica nella nuova edizione del suo libro “Tra razzi e telescopi. La vita nell’Universo”. Si tratta di una narrazione che prende spunto dalle esperienze dello scienziato, che vanta una lunga carriera presso i maggiori enti di ricerca del settore, come la European Space Agency (ESA), dove attualmente si occupa delle formazioni stellari in ammassi giovani (ad esempio le Nubi di Magellano), e lo European Southern Observatory (ESO), per il quale ha diretto il comparto scientifico della più grande rete di telescopi al mondo, la Very Large Telescope Interformer (VLTI). Oltre ad essere chiamato al ruolo di responsabile scientifico in numerose missioni spaziali della NASA, sono da ricordare il suo progetto per un telescopio sensibile all’estremo ultravioletto, messo in orbita con la missione Apollo-Soyuz, e la realizzazione della Faint Object Camera installata sul Telescopio spaziale Hubble per più di 15 anni. Una vita all’insegna della ricerca e della sperimentazione quella di Francesco Paresce, che sembra aver sfruttato al massimo la componente genetica ereditata dallo zio, e grande scienziato, Guglielmo Marconi.

Entrare in contatto con le tante sperimentazioni che riempiono la vita degli astrofisici impegnati nei diversi Istituti di ricerca astronomica, ci fa capire quanto ancora “non sappiamo” dell’Universo di cui facciamo parte. Ma allo stesso tempo ci danno una indicazione di quanto già siamo riusciti a scoprire grazie alle grandi innovazioni e allo sviluppo tecnologico che già a partire dal 1961 permisero al cosmonauta Jurij Gagarin di essere il primo uomo a volare nello spazio e di pronunciare la storica frase “Da quassù la Terra è bellissima, senza frontiere né confini”.

“Come nasce una stella? È finita l’epoca delle grandi esplorazioni spaziali? Cosa resta ancora da scoprire?” sono solo alcuni dei quesiti che spesso riecheggiano nella nostra mente. Su tutti, però, sembra primeggiare una sola e unica domanda che da anni fornisce materia prima a sceneggiatori, scrittori e cineasti: siamo soli nell’Universo? Molti studiosi hanno tentato, e provano tutt’ora, a mettere la parola “fine” alla suggestiva e lunga ricerca di altre forme di vita nello spazio. Ma l’unica certezza è contenuta nelle parole dello scrittore Isaac Asimov, considerato una pietra miliare nel campo della fantascienza e della divulgazione scientifica, il quale con lucidità ed estrema sintesi affermò che “esistono due possibilità: forse siamo soli, forse no. Tutte e due mi spaventano in egual misura”.

Il libro di Francesco Paresce non ci aiuterà a comprendere la miriade di dubbi e di domande che avvolgono il dibattito sull’Universo, ma ci permetterà di avvicinarci ad esso e di farci un’idea sulla sua complessità e bellezza.

Melissa Stolfi