“Tutta la verità su Gloria Ellis” – Interview to Martyn Bedford.

  • Tutta la verità su Gloria Ellis” è la storia di due adolescenti che fuggono dalla routine: Gloria è stanca della sua vita e trova in Uman, ragazzo ribelle, la persona perfetta per trovare il modo di scappare da tutto e tutti. Un libro che parla di sfide e coraggio, quello di andare contro i propri limiti. Lei ha mai vissuto un’esperienza che l’ha portata a superare un confine? Se sì, è stato aiutato da qualcuno a farlo?

«Quando avevo vent’anni, mi sono ammalato fortemente durante un mio viaggio in India. Ho vissuto una settimana in completa solitudine in una camera piccola, calda e sporca a Jodhpur, ero troppo malato e stanco per lasciare il mio letto, fatta eccezione per il via vai verso il bagno. Divenni presto gravemente disidratato e avevo spesso le allucinazioni, ho veramente pensato di essere sul punto di morire. Ma un uomo indiano, vicino alla mia stanza, chiamò un dottore che mi diede delle medicine che mi fecero sentire gradualmente meglio. Il mio caro vicino veniva a visitarmi tutti i giorni per farmi compagnia e accertarsi che fosse tutto ok. Ho scoperto molto di me stesso durante quella settimana… e chissà cosa sarebbe accaduto se non ci fosse stato il mio nuovo amico?»

  • Gloria viene trascinata in un’avventura senza riserve, abbandonata alla fede riposta nel giovane Uman. Sarebbe più incline a definirla una sprovveduta o una ribelle?

«Gloria vorrebbe essere una ribelle ma non ha il coraggio di rompere le regole. Per questo vede in Uman un esempio da imitare, vorrebbe essere come lui. Si abbandona completamente a lui anche se, in realtà, non ne è veramente innamorata, ma ama la possibilità di essere come lui.» 

  • Uman rappresenta il non convenzionale, il fuori dalle righe, il ragazzo in grado di essere quel che è per mostrarlo al mondo. In un’epoca in cui è importante apparire per essere quel che piace agli altri, per accaparrarsi consensi, quanto pensa sia difficile imporre la propria identità nel mondo? Lei pensa di essere fuori dagli schemi sociali, dalla prevedibilità del convenzionale?

«E’ difficile rimanere fedeli a se stessi e stabilire una propria identità in una società in cui siamo spesso costretti a uniformarci ai comuni modi di comportarsi. Questo è il dilemma dell’uomo: essere se stessi mentre si è parte di una comunità. E’ particolarmente difficile per i teenagers risolvere queste questioni perché sono spesso intrappolati tra l’essere bambini e il diventare adulti, perciò il loro senso di individualità sta ancora assumendo una forma. E’ un tempo in cui si testano i limiti della propria personalità.» 

  • Gloria ha quindici anni. Età di ribellione e affronti soprattutto verso i genitori. Lei come ricorda quell’età? Quanto pensa sia diversa rispetto a quella vissuta dai giovani di oggi?

«Ero generalmente felice quando ero a casa e generalmente infelice quando ero a scuola. La maggior parte dei giorni avevo timore di andare a scuola. La vita per i teenager di oggi è molto diversa per alcuni punti – tecnologia, cultura, lifestyle – ma non penso che il viaggio emozionale dell’adolescenza sia cambiato molto. Gli adolescenti oggi affrontano problemi simili a quelli di una volta, per esempio devono adattare la propria personalità dall’infanzia all’età adulta, con tutte le conseguenze annesse nelle relazioni con la famiglia, gli amici e gli insegnanti.» 

  • Sempre in merito agli affronti, Uman sfida costantemente i suoi insegnati. Quanto è importante colmare un gap generazionale soprattutto se le parti interessate ricoprono i ruoli di allievo e insegnate?

«Fa parte della crescita scoprire che le persone con autorità – insegnanti, genitori – non sempre hanno ragione o ti trattano giustamente o con rispetto. Quando ci si muove verso l’adolescenza è naturale confrontarsi, prendersela con la generazione più vecchia se si pensa che stia sbagliando. Ogni giovane generazione lo ha fatto. E quando le generazioni giovani di oggi saranno vecchie un domani, la nuova generazione farà esattamente lo stesso nei suoi confronti.» 

  • Gloria e Uman: un amore a prima vista. Secondo lei cosa determina una chimica così forte tra due persone in grado di lasciare che una venga completamente assoggettata all’altra?

«Per me, l’amore a prima vista è più che altro un’infatuazione a prima vista. Alcune volte è semplicemente una risposta a uno stimolo fisico difronte l’aspetto di un’altra persona, altre volte è una risposta di tipo emozionale nei confronti di una certa personalità, altre volte è entrambe le cose. Ma non è mai salutare in una relazione se una persona assoggetta l’altra. Il controllo non deve trovare spazio in una relazione vera. Ma a volte, l’infatuazione ci rende ciechi.» 

  • La storia di Gloria potrebbe riguardare molti dei giovani adolescenti di oggi. Lei ha molto a che fare con conferenze e seminari nelle scuole, cosa consiglierebbe ad un o una giovane per non cadere negli errori della protagonista?

«Penso che le ragazze e le giovani donne dovrebbero essere quello che veramente sono e non cambiare qualcosa della loro personalità semplicemente per ricevere l’amore di un’altra persona. Ci meritiamo di essere amati per quello che siamo. Se la persona che amiamo non ci fa sentire bene con noi stessi, non dovremmo stare insieme.»

  • La storia è presentata come fosse un interrogatorio della polizia con una suddivisione in venti capitoli aventi come titolo venti domande. Ne faccia una per descrivere il suo romanzo.

«Vuoi dire la mia storia o la storia del mio romanzo?! Sono sposato da 23 anni, quindi la domanda per la mia storia dovrebbe essere: “Perché è sempre mio il turno di riempire la lavastoviglie?”. La domanda invece per la storia di Gloria e Uman dovrebbe essere: “Lo ami veramente?”»

  • La protagonista è stufa soprattutto di vivere il quotidiano, quel tempo che torna su sé stesso. Quali sono le sue vie di fuga per sconfiggere la routine che a volte scandisce pesantemente le nostre giornate?

«Sono molto fortunato avendo due lavori – sono uno scrittore e un insegnante di scrittura creatività all’università – e una famiglia (una moglie e due figlie), quindi le mie giornate sono sempre molto piene e mi annoio molto raramente. Se mi sento a terra, di solito vado a fare una lunga passeggiata nelle bellissime vallate dello Yorkshire, dove vivo.»

  • Recentemente ha incontrato i giovani lettori italiani a Rimini per l’evento “Mare di libri-festival dei ragazzi che leggono”. Quanto è importante la lettura da giovani? Quanto lo è stato per lei?

«Come scrittore di romanzi young-adult ho sempre amato incontrare lettori teenager, sia nei festival che nelle scuole. Se voglio veramente creare dei personaggi adolescenti credibili ho il bisogno di rimanere connesso con i giovani. In più, è molto importante per gli scrittori condividere il proprio lavoro e la propria passione per la scrittura e le storie con i giovani nella speranza che anche alcuni di loro possano sviluppare questo amore per la letteratura.» 

  • Sempre in merito alla lettura, oggi abbiamo un grande collasso di lettori in tutto il mondo. In Italia in particolare tra i pochi dati positivi abbiamo la fascia d’età 11-14 anni che è stata definita, secondo gli ultimi dati, come quella di “forti lettori di libri”. Un dato sicuramente positivo ma che non colma la grande mancanza di libri letti a persona. Quanto è importante riavvicinare le persone alla lettura? Quale metodo adotterebbe per riuscire nell’intento?

«I libri e la lettura son il vero cuore di una civiltà educata e realmente civile, quindi è vitale che la nuova generazione cresca con questo amore per la letteratura. Uno dei modi per arrivare a ciò, è farsi vedere leggere, e farli crescere in una casa piena di libri.» 

  • Una domanda per salutarci: un libro che rappresenta il suo passato, uno il suo presente e uno il suo futuro.

«Il passato: On the Road di Jack Kerouac.

Il presente: The Prime of Miss Jean Brodie di Muriel Spark.

Il future: Being Dead do Jim Crace.»

Eva Di Lorenzi

Gloria Ellis