Verso Sankara…alla scoperta della mia Africa

Un viaggio verso l’Africa raccontato attraverso un report sotto forma di diario; grandi storie di riscoperta ed emozione.

“Verso Sankara..alla scoperta della mia Africa” è in scena dall’8 al 20 Maggio al Teatro Franco Parenti di Milano.

Lo spettacolo è il racconto di un viaggio di ritorno in Burkina Faso alla ricerca delle proprie radici, da parte di un giovane attore italo-bukinabè, Alberto Malanchino. Il protagonista appartiene alla “seconda generazione”, figlio come tanti di un matrimonio misto. E’ nato in Italia dove, negli anni successivi la morte di Sankara, i genitori sono venuti a vivere.  La sua vicenda è quindi in qualche modo segnata dalla storia di Sankara, del quale però ha solo respirato un generico mito. La sua famiglia italiana è cattolica, quella burkinabè musulmana. Torna in Burkina Faso a trovare il nonno, che è molto anziano ed è un imam in un villaggio vicino Ouagadougou. Si trova al centro di una grande tribù, ad affrontare un complicato albero genealogico e tra i tanti parenti a sentire le storie di chi è partito, di chi vuole farlo, di chi vuole restare fieramente nella terra degli “uomini incorruttibili”. E’ così che il viaggio si trasforma impercettibilmente nella ricerca delle tracce del sogno perduto di Sankara.

Lo spettacolo è il racconto di questo viaggio attraverso un diario esistenziale di chi si accorge di essere straniero in Italia e straniero in Africa, ma cittadino del mondo; di chi si riappropria delle credenze del proprio paese d’origine, riattraversa le distanze e fa i conti con i due mondi che ha in sé, scoprendo una parte africana che ha molto da rivelare a quella occidentale.

Sankara è stato il “Presidente Ribelle” che ha governato dal 1983 al 1987, cambiandone il nome in Burkina Faso. Sankara ha cambiato il paese, il penultimo più povero al mondo, imponendo la parità femminile, la vaccinazione popolare, l’educazione contro l’infibulazione e l’Aids, la lotta contro la desertificazione e l’analfabetismo. Ha fatto costruire scuole, ospedali, pozzi, case, ferrovie. Riteneva che un uomo politico debba avere come bussola la felicità del proprio popolo: suonava il rock e per andare all’ONU si faceva venire a prendere dai colleghi degli stati vicini per risparmiare. Per tutti era Tomà, da noi è pressoché sconosciuto. Per qualunque africano è divenuto un mito, ucciso a 38 anni dal suo compagno di rivoluzione, per poi governare il paese nella corruzione per più di un quarto di secolo. A causa d’una insurrezione, avvenuta circa due anni fa, sarà definitivamente cacciato.

La regia e drammaturgia sono curate da Maurizio Schmidt, educatore teatrale presso la Scuola Paolo Grassi di Milano e l’organizzazione è di Davide Pansera.

Lo spettacolo, in calendario a Milano, è prodotto da Farneto Teatro in collaborazione con Tamat, AICS e Festival del Mondo in Comune.

Mariangela Cardillo