Zero glitter… per essere se stessi

L’intervista a Maru

Si definisce una “ragazzetta alta veramente poco”, ma la sua forza musicale supera ogni quota. Maru è una giovane cantautrice siciliana nonché musicista (la vedete spesso girare con il suo ukulele), che torna con un nuovo disco intitolato Zero Glitter: un inno ad accettarsi così come si è, senza il costante desiderio di apparire e piacere a tutti ad ogni costo. Una ragazza semplice e genuina, come la sua musica e come l’intervista che ci ha rilasciato per raccontare il suo ultimo lavoro, disponibile dal 23 novembre per Bravo Dischi.

Una domanda di presentazione: chi è Maru?

«Maru è una ragazzetta siciliana alta veramente poco. Ha un bel caschetto in testa, un sorriso anche troppo grande e ha fatto un disco niente male.»

Zero Glitter è il tuo secondo disco. Come ti senti per questa nuova pubblicazione?

«Sono felice, era ora. Alcuni di questi brani sono nati 3 o 4 anni fa mentre studiavo a Cremona. Temevo di non sentirli neanche più (intendo sentimentalmente), invece percepisco questi pezzi come nuovi, freschi e così rivolte al presente che credo sia valsa la pena aspettare.»

Il messaggio celato dietro al titolo di questo tuo nuovo lavoro, è molto importante: mostrarsi per come si è realmente senza nascondere la propria identità, senza glitter appunto. Tu stessa hai dichiarato di esserti messa a nudo in questo disco. In una società che quindi si basa sempre di più sull’apparenza, al punto che si cerca sempre di cambiare per piacere agli altri e mai a se stessi, lanci un messaggio di accettazione e questo lo trovo molto importante. Cosa c’è stata alla base della creazione di questo lavoro?

«Credo che l’elemento che tende a spiccare di più sia il fatto che sono una ragazza che scrive per ragazze. La verità è che ho sempre vissuto con molta naturalezza la mia sessualità poiché, per fortuna, ho avuto una famiglia che ha compreso sin dalla mia infanzia questa parte di me e che mi ha sempre spinto a non nasconderla davanti agli altri. È la stessa naturalezza che vorrei trasmettere in chi mi ascolta, spingendolo a farsi un po’ più avanti, qualsiasi sia il suo coming-out.»

Nel video di questo primo singolo estratto da Zero Glitter ci sei tu ed un manichino che viaggia. Ti va di raccontarci qualcosa in merito?

«La scelta del manichino è partita da un’idea dei ragazzi di Sherpa, ossia Gianluca Mamino, Edoardo Rubatto e Gigi Piepoli. Ero in Sicilia quando questi meravigliosi ragazzi di Torino me ne hanno parlato e da quel momento sono stata molto curiosa di conoscere loro ma ancora più curiosa di conoscere “Giorgia” (il manichino). Il video è girato in diverse zone e periferie d’Italia. Come puoi vedere dal video, abbiamo cercato di creare un gioco tra l’apparente “immobilità” del manichino e i gesti della mia quotidianità e della mia routine, in cui sono “bloccata”. Si susseguono moltissime immagini collegate, per esempio Giorgia che fa colazione in riva al lago mentre cerca di prendere la bottiglietta del latte senza riuscirci e, nell’attimo successivo, io che acchiappo un bicchiere per farmi una spremuta. La cosa più bella in assoluto dell’aver girato questo video è stata l’umanità che questo manichino ha assunto sia nella realtà che nel susseguirsi delle immagini del video: nella realtà perché delle volte entrando in una stanza avevo l’impressione che fosse una persona vera e mi spaventava da morire; nel video perché visivamente credo ci si abitui quasi alla naturalezza del suo modo di camminare, di aspettare, di assumere una determinata posizione. E poi Gian, Edo e Gigi sono stati davvero stupendi.»

Tra le canzoni del disco ce n’è una in particolare, Lunedì è Martina, che tocca una tematica purtroppo molto attuale: la violenza. Nelle altre canzoni invece si respira quotidianità, amori che finiscono e progetti per il futuro come ad esempio Via Oberdan, Ordine o Bordeaux. Ci parli un po’ degli altri brani di Zero Glitter?

«La verità è che c’è moltissima distanza a livello temporale tra un pezzo e l’altro: ho scritto molti pezzi diversi anni fa, altri sono molto più recenti (Ordine è il più recente in assoluto). Sono cambiate moltissime cose e il modo di vederle. In Lunedì è Martina mi sono buttata in qualcosa che temevo di giudicare. Temevo anche di scriverne: la violenza è un tema abbastanza delicato e ho avuto timore di “semplificarlo” scrivendo questo testo che, alla fine, è quello di cui sono più soddisfatta in assoluto. È stata anche la prima volta in cui ho scritto di un’esperienza non mia, ma di una persona a me vicina. Anche Zero Glitter, di cui il disco prende il nome, tratta un tema abbastanza delicato: saper gestire ed accettare un fallimento o un lato difficile della propria personalità.»

I Baristi è un’altra delle canzoni di Zero Glitter…Per citare il tuo testo: hai qualche consiglio per tutti quelli che non sanno fare cocktail? Ahah

«Compratevi una buona birra artigianale!»

Il suono dell’ukulele è molto dolce, rende anche più spensierate le canzoni che invece sono corredate da testi ricchi di significato e profondi: da dove trai l’ispirazione per le tue canzoni?

«Nella vita ho ascoltato molto punk-rock/pop-rock e non ho mai variato moltissimo. Non so bene come sia iniziata questa spinta verso il cantautorato e la scrittura in italiano in generale. Sicuramente era un periodo in cui leggevo molto. Per quanto riguarda la musica, la scoperta dell’ukulele per me è stata una svolta incredibile e ho sperimentato e studiato tanto su questo strumento.»

A proposito del tuo ukulele, com’è nato il tuo amore per questo strumento, passami il termine, inusuale?

«Era il primo periodo in cui mi ero trasferita a Cremona. Cremona è una città dove, purtroppo, ci si annoia abbastanza facilmente. Ho avuto la fortuna di trovare una combriccola milanese di suonatori di ukulele che mi ha iniziato e prestato un ukulele: da quel momento non l’ho più mollato.»

Roberta Matticola