by Micaela Morganelli
Come 1980Voguish fonde l’eredità del “fatto a mano” emiliano con l’energia pop degli anni ’80
Dalle nebbie della Pianura Padana ai neon dello Studio 54. La storia di Simone Bonazzi è un cortocircuito temporale dove l’eccellenza del “fatto a mano” emiliano incontra l’estetica ribelle degli anni ’80. Viaggio all’interno di un brand che ha trasformato la giacca in un manifesto d’identità.
C’è un filo rosso, anzi, un filo di cotone robusto, che collega una cantina di Selva Malvezzi dei primi del ‘900 a un ufficio futuristico nel distretto di Songshan, a Taipei. In mezzo, un secolo di storia italiana, due guerre mondiali e la rivoluzione culturale degli anni ’80. Questa non è solo la cronaca della nascita di un marchio di moda, ma l’evoluzione di un’eredità genetica che porta il nome di 1980Voguish.
Tutto inizia con Ettore Bonazzi. In un’epoca in cui la determinazione era l’unica vera valuta, Ettore trasforma la sua cantina nel bolognese in un laboratorio. Suo figlio Novello, nel 1949, raccoglie quella scintilla e fonda la “Sartoria Bonazzi”, diventando un punto di riferimento tra Bologna e Ferrara, arrivando a vestire persino gli ufficiali dell’esercito con cappotti che erano monumenti alla precisione millimetrica.
Il testimone oggi è nelle mani di Simone Bonazzi, classe 1976. Dopo la chiusura della sartoria storica nel 1997, il richiamo dell’ago e del filo non è svanito, è rimasto latente, trasformandosi in qualcosa di nuovo. Nel 2012, quella che era un’intuizione diventa 1980Voguish: un brand che non vuole “seguire il trend”, ma definire uno stile che Simone definisce come la sintesi perfetta tra l’eleganza rilassata italiana e l’energia edonistica dei primi anni ’80.
Dimenticate il minimalismo punitivo. 1980Voguish si nutre delle atmosfere di New York, Chicago e Londra del periodo d’oro della House Music. È uno stile pensato per chi vive la notte e la strada con la stessa intensità. I capispalla diventano i veri protagonisti: volumi calibrati, proporzioni confortevoli e un’anima street che non rinuncia mai alla raffinatezza.
“Non abbiamo mai ascoltato chi ci diceva ‘dovete fare così’”, spiega Simone Bonazzi. Questa indipendenza creativa si traduce in collezioni no-season, capi che ignorano il calendario frenetico della moda per diventare pezzi iconici da custodire nel tempo.
Se il design guarda al passato, la produzione è proiettata nel futuro. 1980Voguish non si limita a scegliere tessuti, li inventa. La capsule Vernissage ha esplorato il mondo delle tinture naturali e dei materiali riciclati, mentre la collezione Escape, un tributo visivo al cult movie “1997: Fuga da New York”, ha introdotto nylon ad alta densità e tessuti shiny-crinkle idrorepellenti a zero emissioni.
Il fiore all’occhiello dell’innovazione materica è un esclusivo nylon soft-touch ottenuto dal recupero delle reti da pesca rigenerate. È la dimostrazione che l’autenticità oggi non può prescindere dalla responsabilità ambientale.
C’è un dettaglio che rende 1980Voguish un caso unico nel panorama indipendente: il controllo totale della filiera. Ogni giacca è realizzata internamente, dalla bozza al controllo qualità finale. Questo è possibile grazie a una partnership simbiotica con Fantastic Enterprise a Taipei. Non una semplice esternalizzazione, ma un “legame di fratellanza” che permette a Simone Bonazzi di supervisionare ogni cucitura, ogni taglio, ogni rifinitura come se fosse ancora in quella cantina di Selva Malvezzi, ma con la potenza di un ufficio stile internazionale.
In un mercato saturo di prodotti fotocopia, 1980Voguish si distingue per la sua capacità di raccontare una storia vera. È un brand per chi vuole indossare un’attitudine, prima ancora che un abito. È l’eleganza che non ha bisogno di urlare, ma che sa perfettamente come farsi notare sotto le luci giuste.


